Nell’estate 2016 era ritornato al campetto della sua infanzia
Tornava ancora a Reggio, Kobe.
Lo faceva senza clamore, in visite private, solo per riabbracciare gli amici più stretti con cui aveva condiviso gli anni della giovanili della Pallacanestro Reggiana e gli studi alla scuola media San Vincenzo, nel centro cittadino.
Lo faceva in riservatezza.
Nel luglio 2016 la sua era però stata però una visita “ufficiale”. Kobe era voluto tornare nel campetto della sua infanzia, quello di via Franchetti, fresco di restyling. Ad accoglierlo c’erano oltre 200 persone, accorse in fretta e furia non appena la notizia della sua presenza a Reggio s’era diffusa su Facebook. Mentre sul campetto giocavano i ragazzi della sua Kobe Academy e quelli della cantera della Pallacanestro Reggiana, il “Black Mamba” aveva abbracciato una fan che quel giorno, il 23 luglio, compiva 18 anni. E aveva risposto alla domanda che i tantissimi tifosi che s’affollavano a bordocampo gli ripetevano.
«Tornerai a vivere a Reggio?». Un sorriso e una risposta, sempre quella: «Magari».
In italiano, perché quella era stata la sua lingua per anni e non l’aveva mai dimenticata.
Accompagnato dalle guardie del corpo, aveva voluto percorrere la via Emilia affermando di ricordare ancora perfettamente quei luoghi, nonostante gli anni. C’erano, quel giorno, il tecnico Andrea Menozzi che aveva conosciuto da bambino e alcuni dei suoi grandi amici reggiani, quelli con cui era sempre rimasto in contatto nonostante gli impegni di una vita da superstar, Chris Ward e Davide Giudici. Altri li aveva rivisti lì, in “vasca” o al campetto in cui undicenne affinava i fondamentali.
«Ricordo tutto. Di Reggio non ho dimenticato nulla», confidò a Luca Sanibondi, un nostro collaboratore, suo compagno di squadra ai tempi.
E Reggio non dimenticherà nulla della sua leggenda. —
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