Precipita l’elicottero, muore Kobe Bryant
Insieme al campione cresciuto a Reggio e diventato una stella della NBA è deceduta anche Gianna, una delle quattro figlie
La terribile notizia è rimbalzata dapprima sui social, poi purtroppo è stata confermata dal sito americano Tmz e dagli altri media. In un incidente aereo è morto Kobe Bryant, 41 anni, uno dei più grandi giocatori nella storia del basket e della NBA. La tragedia è avvenuta in California, contea di Los Angeles: Bryant è precipitato a bordo del suo elicottero, lo stesso col quale Kobe andava agli allenamenti quando giocava. Con lui sarebbero deceduti il pilota del velivolo e altre tre persone, fra le quali la figlia Gianna, di 13 anni, giocatrice di basket che il padre stava probabilmente accompagnando a un impegno sportivo. Non si conoscono ancora le cause della tragedia, ma alcuni testimoni avrebbero dichiarato che, poco prima dello schianto, dall’elicottero Sikorsky S-76 proveniva un rumore insolito, come se il motore fosse in avaria.
Nell’incidente non sarebbero invece rimaste coinvolte la moglie Vanessa e le altre tre figlie Natalia, Bianca e Capri, quest’ultima nata solo lo scorso giugno.
Tutti nomi italiani, perché Bryant amava moltissimo il nostro Paese, dov’era cresciuto cestisticamente da ragazzo, quando suo padre Joe Bryant era stato ottimo giocatore nella nostra serie A a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Kobe stesso, che a Reggio aveva ancora tanti amici, aveva vestito la maglia delle giovanili della Pallacanestro Reggiana, all’epoca targata Cantine Riunite, prima di arrivare alla NBA direttamente dal liceo, senza passare per l’università.
Fra i professionisti americani aveva giocato sempre nei Los Angeles Lakers e proprio la squadra californiana, dopo il suo ritiro nel 2016, aveva deciso, caso senza precedenti, di ritirare entrambe le maglie – la numero 8 e la numero 24 – che Kobe aveva indossato in venti stagioni con la società gialloviola, conquistando cinque titoli NBA. Bryant aveva inoltre conquistato due ori olimpici, a Pechino 2008 e Londra 2012, con la Nazionale Usa.
Per una tragica ironia della sorte, poche ore prima della tragedia Bryant, come in un passaggio di testimone, si era congratulato sui social con LeBron James, diventato il suo «erede» nei Lakers, che a Philadelphia lo aveva appena superato al terzo posto della classifica dei migliori realizzatori di sempre nella NBA, dietro a Kareem Abdul Jabbar e Karl Malone.
«Grande rispetto per mio fratello King James», aveva twittato Kobe.
Restano però innumerevoli i record stabiliti da Bryant nella sua incredibile carriera: il più giovane giocatore dell’All Star Game Nba (19 anni e 175 giorni) nel 1998; il più giovane a vincere la gara delle schiacciate, nel 1997; più tiri da 3 segnati in un tempo: 8 (nel 2003 contro Washington); più tiri liberi segnati in un quarto: 14 (nel 2005 contro Dallas); più tiri da 3 segnati negli All Star Game: 17; unico giocatore nella storia NBA ad aver segnato 60 punti nella sua ultima partita da professionista, il 13 aprile 2016 contro gli Utah Jazz.
Bryant è stato inoltre il miglior marcatore della NBA nel 2006 e nel 2007, miglior giocatore nella stagione regolare NBA 2008 e nelle finali 2009 e 2010. Un grandissimo campione, che però aveva sempre mantenuto l’umiltà e la simpatia per tutta la sua incredibile carriera. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google