Gazzetta di Reggio

Reggio

l’inchiesta shock in val d’enza 

Bocciato il patteggiamento proposto dalla Magnarelli

Tiziano Soresina
Bocciato il patteggiamento proposto dalla Magnarelli

Il giudice Rat respinge l’istanza: «Pena troppo bassa, tanti i falsi commessi» La difesa: «L’assistente sociale ha collaborato, si farà una nuova richiesta al pm»

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Quanto sia delicata e venga messa – in tribunale – sotto una grossa lente d’ingrandimento l’inchiesta “Angeli e Demoni” lo si capisce anche da quanto accaduto ieri di prima mattina in quello che va considerato come il primo passaggio giudiziario importante da quando è stata notificata la chiusura della prima tranche della corposa indagine.

Non ha infatti passato il vaglio del giudice Andrea Rat il patteggiamento in fase di indagini “concordato” fra l’avvocato difensore e il pm Valentina Salvi (titolare del fascicolo) relativamente alla posizione dell’assistente sociale 33enne Cinzia Magnarelli che è accusata di falsità ideologica e frode processuale. Stiamo parlando della professionista che nell’interrogatorio affrontato l’estate scorsa ha aperto uno squarcio dall’interno del sistema degli affidi, confermando di aver falsificato delle relazioni per calcare la mano e far disporre così dal Tribunale per i minorenni il collocamento a terzi dei bimbi, considerati vittime di abusi. L’assistente sociale ha puntato il dito direttamente contro la dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza – Federica Anghinolfi – e contro il metodo creato sotto la sua egida.

In aula la 33enne non c’è – negli ultimi giorni si è sentita sotto assedio mediatico, anche se non soprattutto dove vive – ed è rappresentata dall’avvocato difensore Alessandro Conti che deposita l’istanza scritta legata alla richiesta di patteggiamento, spiegandone le motivazioni. Il legale ha “concordato” con il pm Salvi 1 anno e 4 mesi di reclusione, ma con pena sospesa e non menzione. A quel punto il giudice Rat si ritira in camera di consiglio, da cui uscirà dopo un’ora con un secco “no” al patteggiamento, osservando che la pena non è congrua, pur tenendo conto della collaborazione durante gli interrogatori. Sempre il giudice sottolinea che Magnarelli ha attestato una pluralità di circostanze false e che “il disvalore della condotta assume peso assai significativo”. L’intensità del dolo non può essere considerata minima “per il solo fatto che l’imputata fosse in qualche modo soggetta a una posizione di sudditanza “ nei confronti della Aghinolfi, dirigente dei servizi. Magnarelli – ricorda Rat – ha commesso una pluralità di falsi, a cui si aggiungono frodi processuali tutte riunite in “un gravissimo disegno criminoso”. E gli atti vengono così rimandati al pm Salvi. A questo punto cosa succederà? Ce lo spiega – contattato dalla Gazzetta – lo stesso avvocato Conti. «Prendiamo atto di questa decisione – entra nel merito il difensore – anche se non condividiamo la critica alla pena. Nessuno ha mai nascosto la gravità dei reati, ma stiamo parlando di una persona incensurata, che ha collaborato con la giustizia, trovatasi così giovane all’interno di un sistema malato, all’insegna di un integralismo culturale che ha creato mostri. Ora torneremo in Procura per impostare un nuovo patteggiamento». La “strada ad ostacoli” della Magnarelli è contrassegnata anche dal licenziamento da parte dell’Unione Val d’Enza: «Ha ricevuto – aggiunge l’avvocato Conti – il licenziamento ad nutum (in questo caso il dipendente non viene sentito, ndr) e un mio collega sta vedendo se è possibile impugnarlo». —



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