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Corona d’alloro in sinagoga per i reggiani morti nei lager

Adr.Ar.
Corona d’alloro in sinagoga per i reggiani morti nei lager

La mattinata è continuata con la deposizione di una nuova pietra d’inciampo nel ricordo del partigiano Aroldo Montanari morto a Mauthausen-Gusen 

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REGGIO EMILIA. Uniti nel ricordo del dolore e dell’annientamento più grande. In una giornata dominata dalle ventate elettorali, Reggio Emilia si è ritrovata ancora una volta per celebrare il giorno della memoria, la giornata internazionale dedicata all’Olocausto, l’uccisione pianificata di sei milioni di persone di origine ebraica da parte del regime nazista durante la seconda guerra mondiale. Uno sterminio che ha coinvolto tutta l’Europa, anche l’Italia, anche Reggio Emilia, dove vi furono vittime ma vi furono anche carnefici, italiani fascisti che collaborarono attivamente alla cattura e alla deportazione degli ebrei locali.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono nel complesso di Auschwitz-Birkenau abbandonato dai nazisti. Quel campo di sterminio diventato il più celebre e cupo simbolo della Shoah.

La cerimonia ufficiale si è svolta nel luogo simbolo dell’ebraismo reggiano, la sinagoga di via dell’Aquila, nel cuore di quello che un tempo era il ghetto, rinchiuso fra via Emilia Santo Stefano e quello che ora è l’isolato San Rocco. La sinagoga è stata abbandonata nel dopoguerra dopo il saccheggio e la fine di una comunità ebraica autonoma, oggi dipende da Modena ed è sempre più spesso usata per iniziative culturali, curate principalmente da Istoreco. All’ingresso si trova una targa con i nomi di donne e uomini di origine ebraica residenti a Reggio e morti fra Auschwitz-Birkenau e altri campi. Dopo un omaggio floreale, hanno preso la parola Matthias Durchfeld di Istoreco, il sindaco Luca Vecchi, il rabbino capo della comunità modenese Beniamino Goldstein, studenti e autorità.

La mattinata non si è fermata lì, ma è proseguita con un omaggio ad un altro reggiano vittima del nazismo, Aroldo Montanari. Per lui, partigiano deportato a Mauthausen-Gusen, è stata posata in via Emilia Ospizio 52 la decima pietra del percorso 2020 che Istoreco ha dedicato a questi piccoli monumenti collettivi. Dopo quattro pose a Villa Minozzo e quattro a Novellara, ora è il turno di Reggio, con tre pietre. Due sono già state sistemate, la terza arriverà mercoledì. In totale, dal 2015 a oggi sono state posate settanta pietre nel territorio provinciale. «E qui vogliamo ricordare la sua vita con una Pietra d'Inciampo. La vita di un reggiano, deportato a Mauthausen, dove è stato assassinato dalla ferocia nazista. Fare Memoria ci rende liberi. Farlo con gli studenti e le nuove generazioni ci aiuta a costruire un futuro senza odio e intolleranza», ha detto il sindaco Vecchi durante l’installazione della pietra. Montanari, correggese nato nel 1916 in una famiglia proletaria, ha vissuto come uomo libero a Ospizio, assieme alla moglie Lidia Pancaldi e alla figlia. Barbiere, operaio, più volte richiamato alle armi, dopo l’armistizio si unisce ai partigiani, nome di battaglia Nando. Nel 1944 entra nella brigata a Villa Sesso, poi passa nella 144esima Brigata Garibaldi, dove diventa commissario del distaccamento Amendola. Il 21 novembre 1944 è catturato con diversi compagni, subito uccisi. Aroldo viene torturato, ma non fornisce informazioni. Dopo la detenzione in varie carceri, il 4 febbraio 1945 viene mandato nel sottocampo di Mauthausen-Gusen, dove muore per maltrattamenti il 20 aprile 1945, solo 15 giorni prima della liberazione del sottocampo. —

Adr.Ar.

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