La piazzetta davanti al Bigi sarà intitolata a Kobe Bryant
La piazza del pala Bigi per Kobe.
Il lunghissimo giorno dopo la morte di Kobe Bryant, vittima assieme alla figlia ed altre sei persone di un incidente in elicottero in California, ha animato una Reggio già di suo frizzante per la contesa elettorale. Ma nemmeno il voto ha potuto tenere lontano migliaia di appassionati da pensieri sull’infinito talento cresciuto proprio in maglia reggiana, fra le palestre e i campetti della città e di Montecavolo.
E sono arrivate diverse proposte.
La più concreta è quella del sindaco Luca Vecchi, che annuncia la dedica al Black Mamba dello spiazzo realizzato in via Guasco, proprio davanti del palazzetto dello sport.
«Reggio Emilia intitolerà a Kobe Bryant la nuova piazzetta che si affaccia su via Guasco. Kobe era uno di noi: qui, e nei campetti della città, improvvisava delle sfide con atleti più grandi di lui, con i compagni di scuola», spiegava ieri su FB il primo cittadino reggiano.
Le idee non si fermano qui. A breve dovrebbe essere costruito un nuovo campetto da basket all’aperto in zona Santa Croce, sui vari profili social decine di persone hanno suggerito che il playground pubblico venga titolato anch’esso a Kobe, omaggio al campione in una delle dimensioni più belle della pallacanestro, lo spazio all’aperto dove cestisti di ogni età possono misurarsi fra loro.
La suggestione è piaciuta, sono uscite anche voci di petizioni e di richieste formali all’amministrazione comunale perché sostenga il progetto.
In questo valzer, si è visto di tutto, da tenerissime foto giovanili del piccolo Mamba con papà Joe e i compagni di squadra, rilanciati da Pallacanestro Reggiana, alle condivisioni della bellissima lettera al “Caro Basketball” con cui Kobe si congedò dall’attività agonistica quattro anni fa, dalle foto dell’ultimo ritorno a Reggio nel campetto di via Franchetti ai video delle partite più toste, fra serie playoff dei Lakers e gli 81 punti segnati contro Toronto, seconda prestazione Nba di sempre.
E c’è poi chi di ricordi ne ha altri, molto più concreti. Davide Giudici era un amico di infanzia di Kobe e il legame non si è mai interrotto, unito anche dal comune, inossidabile amore per la pallacanestro.
«Quando è venuto qui nel 2016 per l’evento nella scuola, organizzato in gran fretta e in segreto, ci siamo ritrovati e mi ha chiesto se giocavo ancora. Io gli ho risposto di sì, e gli ho chiesto di lui, appena ritirato.
«Sono un po’ stanco, mi aveva risposto», racconta Giudici.
«Dopo la sua prima stagione Nba, quando non era ancora “Kobe”, era tornato a Reggio per rivedere il nostro gruppetto. Un pomeriggio in giro in centro, per mangiare un gelato, come fanno gli amici».
La storia più dolce porta in Africa, dove Davide Giudici ha viaggiato a lungo: «Eravamo in una zona molto isolata, ma anche lì i ragazzi sapevano chi fosse Kobe. Quando gli dicevo che avevamo giocato insieme non ci credevano, tirai fuori il portatile per fargli vedere un po’ di materiale, erano sbalorditi». —
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