Senato o consiglio, dopo la sconfitta la Borgonzoni si trova a un bivio
I due ruoli sono incompatibili e l’ex candidata dovrà scegliere. Salvini: «Tornerò venerdì in Emilia e saprete la decisione»
BOLOGNA. «Da oggi andiamo a costruire la vittoria che ci sarà tra cinque anni. So che Lucia vorrebbe assolutamente rimanere qua, farò io le mie valutazioni, ne discuteremo insieme democraticamente. Apprezzo che sia una delle poche che fa il percorso inverso, cioè è disposta a mollare l’ambita poltrona parlamentare per restare qua. Ma lasciate a me la libertà di valutare».
E poi: «Posso imporle da segretario che la risposta ve la darà in una conferenza stampa venerdì, stiamo cercando un posto nel Modenese». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, nella conferenza stampa dopo le Regionali, in un hotel alle porte di Bologna, rispondendo a una domanda sulla scelta che farà Borgonzoni tra Consiglio regionale e Senato, essendo i due incarichi incompatibili.
Proprio l’attaccamento della Borgonzoni alla Regione è stato uno degli argomenti evidenziati in campagna elettorale dal suo sfidante, Stefano Bonaccini, che nelle scorse settimane ha invitato spesso la senatrice a dimettersi dal Parlamento per dimostrare dedizione alla causa emiliano-romagnola. Un mistero finora mai sciolto, per il quale bisognerà ancora aspettare.
Subito dopo la sconfitta elettorale, Lucia Borgonzoni, ha rimandato ogni analisi del voto a una conferenza stampa convocata ieri mattina. Poche le dichiarazioni durante la notte elettorale («È stato un grande risultato, è storico che per la prima volta in 50 anni l’Emilia-Romagna sia stata contendibile»), quando invece Salvini si è mostrato subito davanti alle telecamere, a urne appena chiuse, quasi lanciando un segnale di resa dopo settimane di martellante campagna elettorale.
«È una vittoria solo posticipata», è tornata a dire ieri il leader della Lega, annunciando un suo ritorno in Emilia. «Io guardo sempre con ottimismo e ringrazio il milione di emiliano-romagnoli che ci hanno dato fiducia e su cui costruiamo il lavoro dei prossimi anni – ha aggiunto – Venerdì torno in Emilia-Romagna, adesso fatemi rifiatare con la fidanzata e con i bimbi». Proprio venerdì sarà il giorno in cui si potrebbe sapere se Lucia Borgonzoni – la cui scelta è stata difesa ieri da Salvini – deciderà se dimettersi o meno dal Senato per entrare in consiglio regionale.
Per il momento, l’ormai ex candidata alla presidenza della Regione si limita a commentare l’esito elettorale: «Il vero segnale è stato quello di una coalizione unita, che ha combattuto comune su comune».
E ancora: «Le risposte che la gente vuole la Lega le dà», ha aggiunto, «altrimenti non avremmo aumentato così tanto i nostri consensi in una amministrativa», dice a proposito del risultato del partito oltre il 30%. «Siamo cresciuti tanto», ha aggiunto.
«Ringrazio gli alleati perché ci abbiamo creduto tutti, tanto, abbiamo evitato di farci la guerra» e «questo penso sia un segnale molto positivo in una coalizione unita, che ha proposto un progetto. Questa volta non siamo riusciti a trasmetterlo tutti e totalmente».
Una lunga battaglia, combattuta senza esclusione di colpi, sui social e nelle piazze, ruotando tutto il baricentro della strategia politica soprattutto attorno all’inchiesta sugli affidi in Val in d’Enza, fino a trasformare Bibbiano nel luogo simbolo della campagna elettorale leghista. Un argomento sul quale Borgonzoni è tornata anche ieri, dopo che il voto dei bibbianesi ha premiato il Pd e Bonaccini presidente: «La questione Bibbiano esiste ed esisterà sempre – afferma ancora l’ex candidata leghista – Poi gli elettori votano a destra o sinistra ma se sollevo il problema, lo faccio perché credo che sia una battaglia giusta non perché serva a fini elettorali».
Dopo la sconfitta elettorale, Borgonzoni fa sapere di non aver sentito telefonicamente il suo sfidante Bonaccini: «Non ho il suo numero di telefono, oggi lo cercherò – spiega – Quello che farò è controllare che metta in pratica tutte le cose che ha promesso, e cercare di fargli capire che in mezzo alle nostre proposte c’erano richieste di tante persone della regione che non hanno le risposte che dovrebbero avere».
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