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DAVANTI AL tribunale 

Una madre protesta «Lei falsificò le carte strappandomi il figlio»

T.S.
Una madre protesta «Lei falsificò le carte strappandomi il figlio»

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REGGIO EMILIA. «L’assistente sociale Magnarelli mi ha rovinato la vita e sono qui in tribunale a protestare contro il patteggiamento che ha richiesto».

Siamo nel piazzale davanti al palazzo di giustizia e chi parla – sostenuta ieri mattina da una decina di amici e conoscenti muniti di cartelli dai contenuti inequivocabili (“I figli sono dei genitori e non dello Stato”; “I bambini si difendono e non si vendono”) – è una madre 45enne che il 18 luglio 2013 si è vista togliere il figlio al tempo di due anni e mezzo d’età.

«La Magnarelli ci ha seguito per tre anni, per poi fare una relazione da inviare al Tribunale per i minorenni affinché ci venisse tolto il figlio. È stato scritto che provengo da una famiglia pluriproblematica, ma non è certo una colpa. Ero uscita di casa a 15 anni perché non potevo tollerare quanto avveniva in famiglia, ma sono stata seguita dai servizi sociali, lavoro come artigiana, per undici anni ho convissuto con l’uomo che da un anno è mio marito. L’assistente sociale ha ammesso di aver modificato le relazioni ed ora voglio giustizia e soprattutto voglio riportare a casa mio figlio».

Per tutelare la privacy del figlio minorenne non daremo indicazioni che possano farlo identificare indirettamente attraverso la mamma che ora esprime la sua disperazione protestando pubblicamente.

«Non so dove sia mio figlio e penso sia presso una famiglia affidataria – prosegue la madre pure lei munita di un cartello molto incisivo – comunque da sei anni lo incontro in modalità protetta. Io e mio marito abbiamo sempre detto che quelle relazioni non corrispondevano alla realtà ed abbiamo avuto un tuffo al cuore quando ci siamo resi conto di quello che stava emergendo dall’inchiesta “Angeli e Demoni”. Nell’agosto scorso, tramite l’avvocatessa Patrizia Micai, abbiamo denunciato la Magnarelli. Non viviamo più in Val d’Enza – conclude la 45enne – ma abbiamo fatto i nostri passi, perché ora vogliamo avere giustizia». —

T.S.

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