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Il voto disgiunto e quelli dei cinque stelle delusi in Emilia Romagna decisivi per Bonaccini

Davide Lessi

L’analisi dei flussi sul voto di domenica secondo l’Istituto Cattaneo Il M5s ha lasciato sul campo più di 187mila voti rispetto alle Europee 

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L’ANALISI

Davide Lessi

Un tracollo decisivo. Il M5s, nelle elezioni di domenica in Emilia-Romagna, ha lasciato sul campo 190mila voti rispetto alle Europee di un anno fa. L’85% dei consensi se si guarda alle politiche del 2018, quando Di Maio & Co. diventarono il primo partito nella (ex) regione “rossa” con 662mila preferenze.

I tre elementi chiave

Proprio il voto dei 5S delusi è stato uno dei tre elementi chiave per la vittoria di Bonaccini. «Il candidato di centrosinistra e la rivale Borgonzoni hanno fatto il pieno dei rispettivi elettorati, quindi la scelta dei grillini si è rivelata decisiva», spiega Marco Valbruzzi dell’Istituto Cattaneo che, con i colleghi Marta Regalia e Salvatore Vassallo, ha analizzato i flussi in quattro città. «Molti elettori pentastellati e in particolare il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma e il 48,1% a Ferrara hanno scelto di votare per il candidato di centrosinistra», si legge nello studio dell’istituto. Un dato confermato su tutta la Regione dal sondaggio Tecnè per TgCom24: il 56% di quanti alle scorse Europee avevano votato M5s hanno premiato il governatore uscente. Il secondo elemento chiave, correlato al primo, è il voto disgiunto: non solo tra grillini ma anche tra liste minori e di sinistra. In termini assoluti circa 70mila elettori (pari al 3% di votanti) hanno scelto esclusivamente Bonaccini e questo ha contribuito a rafforzare il suo distacco – di circa 181 mila voti – rispetto a Borgonzoni. Il terzo elemento – collegato ai primi due – è la “lista presidenziale” a sostegno di Bonaccini che ha raggiunto da sola il 5,8% (più del M5s fermo al 4,7%), contribuendo così a connotare la vittoria del centrosinistra come un successo personale del governatore uscente.

La Lega

Una vittoria in primis di Bonaccini, dunque. Ma a uscire a testa alta è anche il Pd che torna a essere il primo partito in Emilia-Romagna: primato che gli era stato tolto prima dal M5s (politiche 2018), poi dalla Lega (Europee 2019). Rispetto alle Regionali 2014 i dem conquistano 215mila voti in più. Merito anche di un’affluenza quasi raddoppiata (67,7% contro il 37% di cinque anni fa): dato in cui qualche analista ha visto un «effetto Sardine». Seppur sconfitta, la Lega di Salvini è passata dal 19,4% del 2014 al 31,9% di domenica, incrementando consensi di oltre 457mila voti. Nel campo del centrodestra in crescita Fdi dall’1,9% di cinque anni fa all’attuale 8,6%, mentre Forza Italia crolla al 2,6% dei consensi, perdendo quasi sei punti.

La rivincita in Calabria

Il partito di Berlusconi può festeggiare in Calabria. Dove è riuscito a “imporre” agli alleati la prima donna uscita vincitrice, la forzista Jole Santelli e soprattutto si è affermato come primo partito della colazione (12,34%) contro la Lega (12,25%). Quest’ultima, secondo l’analisi Swg, perde consensi rispetto alle Europee 2019 in favore degli alleati: circa un ex elettore leghista su 4 si è rivolto a altri partiti del centrodestra. La fuga dal M5s (dal 26,7% delle Europee al 6,2% di domenica) invece ha una matrice diversa da quella emiliana: 4 elettori su 10 non hanno votato e uno su 3 si è rivolto al centrodestra. —



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