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La comunità cinese a Reggio sta raccogliendo medicine e soldi

Am.P.
La comunità cinese a Reggio sta raccogliendo medicine e soldi

Salta la festa di Capodanno prevista il 2 febbraio in piazza Prampolini Cristian Wu (Aicer): «Coi fondi donati aiutiamo i connazionali in Cina» 

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L’INTERVISTA

Per la prima volta il Capodanno cinese avrebbe dovuto svolgersi con una danza cerimoniale in piazza Prampolini il 2 febbraio, ma l’allarme coronavirus ha fatto saltare l’iniziativa. «Abbiamo revocato la manifestazione per solidarietà nei confronti di quanto sta accadendo in Cina, ma anche per non destare preoccupazioni a Reggio con una manifestazione. Siamo preoccupati, è un allarme mondiale».

Cristian Wu, 29 anni, è un rappresentante dell’Aicer (Associazione imprenditori cinesi Emilia-Romagna), che nel novembre scorso ha donato un assegno da 5mila euro a Curare Onlus per il Mire. «L’anno scorso avevamo organizzato una cena e uno spettacolo al circolo Arci Pigal, quest’anno pensavamo a una danza di leoni. Ma d’accordo con le associazioni cinesi di Milano si è deciso di devolvere la raccolta fondi iniziata per il Capodanno per comprare mascherine, tute e medicine. Gli spedizionieri cinesi si sono offerti di recapitare il materiale gratis. La raccolta è ancora aperta e il fondo verrà devoluto al Consolato generale di Milano».

Anche la comunità cinese a Reggio si sta mobilitando in modo massiccio. «Wuhan è una città come Bologna in Italia (di medie dimensioni, con la differenza che conta 11 milioni di abitanti, ndr), è uno snodo tra l’interno e la costa. Il governo cinese ha blindato l’area, è la prima volta che succede», racconta il rappresentante di quella che a Reggio, fino a pochi anni fa, era la comunità straniera più numerosa in Italia dopo Prato. «Con l’avvertenza che la maggior parte dei nostri connazionali che vive in Emilia proviene dalla provincia di Zhejiang, lontana da Wuhan due ore di aereo. E i tempi sono cambiati: negli ultimi anni la presenza cinese in Emilia si è ridotta, molti sono tornati in patria. L’economia qui è bloccata, mentre quella cinese vola: non conviene più. Non dico che lo stipendio cinese sia come quello italiano, ma ci stiamo avvicinando».

Alla domanda se i cinesi temano episodi di intolleranza già registrati in altre regioni, Wu replica: «Vi sono già stati episodi di discriminazione, con bambini che a scuola sono stati vittima di bullismo per il virus “cinese”. Non possiamo fare molto, ma qui non abbiamo mai avuto problemi». —

Am.P.

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