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Le Sardine: «Adesso tocca a noi Saremo ovunque si voterà»

Francesca Schianchi
Le Sardine: «Adesso tocca a noi Saremo ovunque si voterà»

La telefonata del governatore a Santori, leader del movimento «Grazie per la ventata di gioventù». Loro: «Saremo attenti e vigili» 

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IL RETROSCENA

Francesca Schianchi

«Ciao Mattia, grazie per aver risvegliato una responsabilità comune». È circa mezzogiorno quando squilla il telefono di Mattia Santori, il più noto dei quattro fondatori bolognesi delle Sardine. Fino a l’altro giorno, mai aveva avuto contatti con Stefano Bonaccini, presidente rieletto della Regione che loro, con le loro piazze anti-sovraniste, hanno inevitabilmente aiutato nella corsa elettorale: passate le urne però il cellulare del giovane economista che si occupa di doposcuola di bambini ha squillato: «Grazie per la ventata di gioventù che avete portato». A chiamare, Bonaccini in persona: qualche secondo di sorpresa e imbarazzo poi i due hanno parlato un po’. «Grazie di questa telefonata, mi fa piacere, ma ora non è una passeggiata. Guarda che ti teniamo d’occhio», ha ammonito scherzando la Sardina.

L’impegno

Perché questo è quello che le Sardine ci tengono a fare sapere. «Saremo attenti e vigili dove si è già votato», dicono. Domenica, nella notte elettorale, i quattro fondatori bolognesi – Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni – hanno atteso i risultati insieme ad alcuni amici e famigliari, per concludere a notte fonda la serata davanti a una birra a piazza Maggiore. L’unico commento, un post affidato ai social con l’annuncio dello stop a tv e giornali, interpretato da qualcuno quasi come un passo indietro: «Non è così, non vogliamo sparire – spiegano -. Vogliamo confrontarci fra noi e con i territori, ma ci siamo e ci saremo». Ecco il perché di un lungo testo che fanno filtrare. «Le Sardine non vanno date per scontate, ma ci saranno, sempre»: e in serata una di loro, la reggiana Giulia Sarcone, sale sul palco di Bonaccini, nel corso della festa organizzata a Modena. A parte il governatore neoeletto, solo il sindaco e la sardina hanno un posto d’onore sotto quei riflettori. «Un primo passo in un tentativo di allargamento», gongolano dal Pd. «Siamo nati dicendo che eravamo contro il populismo. Oggi siamo consapevoli che, se lo vogliamo, oltre che “contro” possiamo essere “meglio”», predicano dal movimento. «L’esperienza dell’Emilia-Romagna dimostra che le sardine servivano come l’ossigeno, l’esperienza della Calabria dimostra che le sardine da sole non bastano». Guardando indietro, i ragazzi che hanno mobilitato le piazze al grido di «L’Emilia non si Lega», si dicono offesi da quel «liberiamo l’Emilia» tanto spesso ripetuto da Salvini, rimproverano chi ha «suonato un campanello di troppo e chiesto uno “scusa” di meno», chi ha «toccato il fondo» e non ha perso occasione «per sminuire» la politica, chi li ha «sminuiti, sbeffeggiati, umiliati come cittadini e come elettori», e chiedono ai media un grande controllo, «doveroso quando a perdere è chi ha giocato sporco».

L’incontro con Conte

Ma, guardando avanti, per loro si apre una fase nuova, «la più dura». Un periodo di dieta mediatica, mentre stringono rapporti, si confrontano, mettono sul tavolo temi nazionali. Nel frattempo ci sarà un incontro con il premier Conte, rinviato a dopo le elezioni e possibile a breve: «La prima cosa che gli chiederemo è di occuparsi di democrazia digitale. È scandaloso – dicono – che la memoria di Kobe Bryant sia stata associata a una candidata governatrice il giorno stesso del voto», ricordano la gaffe fatta domenica sera dal Carroccio. Poi, la ripartenza sarà a metà marzo, con l’incontro nazionale a Scampia. Si dovrà decidere quale struttura darsi, cosa diventare: quello che è già sicuro, è la volontà di partecipare alle prossime Regionali. «Adesso tocca a noi», promettono. «Saremo presenti e agguerriti dove si voterà, soprattutto se lo stile a cui ci avete abituati in Emilia-Romagna e Calabria verrà ripresentato in Puglia, Campania, Marche, Toscana, Liguria, Valle d’Aosta, Napoli, Trento e tutte le volte che gli elettori saranno chiamati a scegliere». Come evolvere, è la grande domanda. Dal Pd, sono in tanti a fare trapelare il desiderio di parlarsi. Il segretario Zingaretti, giurano, (per ora) non li ha chiamati. Ma la nuova fase è appena cominciata. —



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