Gazzetta di Reggio

Reggio

Per Mammi e Manghi una poltrona per due

Evaristo Sparvieri
Per Mammi e Manghi una poltrona per due

Parte la sfida interna al Pd per un assessorato. Reggio potrebbe chiedere due posti in giunta per far rientrare la Mori

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La festa in casa Pd è in corso. Ma già affiorano malumori. Anche e soprattutto in vista della formazione della giunta regionale, che il governatore, Stefano Bonaccini, vorrebbe chiudere in due settimane. Nella tornata appena conclusa, Reggio era l’ago della bilancia. E il responso delle urne – che in provincia ha visto il Pd trionfare nettamente – ha portato con sé un “problema” di abbondanza, consentendo l’ingresso in consiglio di sette regionali su sei inizialmente previsti.

Difficilmente il governatore trascurerà il risultato dell’ex sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, che con 15.015 preferenze è il candidato Pd che ha riportato più voti, non solo a Reggio, ma in tutta la regione (risultando il reggiano più votato della storia delle Regionali). Numeri che teoricamente lo pongono in pole per entrare nella squadra regionale, anche in conseguenza della sua amicizia con il parlamentare reggiano, Andrea Rossi, ex sottosegretario di Bonaccini e coordinatore del comitato elettorale in grado di sconfiggere la Bestia salviniana.

Attualmente a rappresentare Reggio in Regione c’è il successore di Rossi, ovvero il sindaco di Poviglio e sottosegretario Giammaria Manghi, stretto collaboratore del governatore, da sempre indicato come uno dei papabili per un assessorato, che proprio per un suo ingresso nella futura giunta avrebbe deciso di fare un passo indietro e non candidarsi, rimanendo a disposizione del presidente durante la campagna elettorale. Un ruolo, quello di sottosegretario, che sembra però già blindato a favore del modenese Davide Baruffi, ex parlamentare e al pari di Rossi nello staff elettorale.

I nomi di Mammi e Manghi di certo sono nel taccuino del presidente. Ma c’è un problema: Reggio esprime solo un assessore. Come uscirne? Due le possibili vie di fuga. La prima è chiedere due assessorati: una richiesta che potrebbe essere legittimata proprio dal risultato ottenuto dal Pd, che nella nostra provincia ha preso il 39,3%, spingendo Bonaccini verso una delle percentuali più alte a livello regionale (55,1%) e respingendo la Lega sotto il muro del 30%. La seconda? Valorizzare Mammi in un ruolo diverso da quello di assessore. E c’è già chi parla di un suo possibile incarico da presidente del consiglio regionale o da capogruppo Pd.

Una partita agli albori, che si intreccia anche con gli equilibri interni del Pd reggiano, dove c’è chi sottolinea la mancata riconferma della consigliera uscente Roberta Mori, prima fra i non eletti e molto vicina al segretario provinciale Pd Andrea Costa (eletto in terza posizione dopo Mammi e Soncini). La Mori potrebbe rientrare solo se Mammi le lascerà il posto, diventando assessore. Una mossa a scacchi che metterebbe l’uno contro l’altro Costa e Manghi, come nel congresso del 2013, rispolverando ruggini mai del tutto sopite. Sullo sfondo ci potrebbe essere anche un nuovo congresso provinciale, dal momento che l’elezione di Costa in consiglio sarebbe incompatibile sia con il ruolo di sindaco di Luzzara sia con quello di segretario provinciale dem. Intrecci che a loro volta andrebbero a incrociarsi con dinamiche nazionali: Costa è zingarettiano di ferro, Mori orlandiana, Manghi appartiene a quella categoria reggiana di ex renziani, provenienti dalla Margherita, da sempre più vicini a Delrio che all’ex premier. Posizionamenti che Bonaccini – al quale spetta l’ultima parola – potrebbe anche ignorare, forte dell’eco della sua vittoria, che lo ha portato alla ribalta non solo nazionale. Un rebus dal quale sembra difficile immaginare non ci sarà uno scontento fra Mammi, Manghi, Costa e la Mori. —



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