Bimbo di 6 anni violentato, è scontro fra periti
Alla sbarra il vicino di casa che nega. Sentiti 4 consulenti sulla credibilità del piccolo, ma testimonierà un quinto medico
È arrivata ad un punto-chiave una delle vicende giudiziarie più sconvolgenti degli ultimi anni.
Alludiamo all’arresto – a fine novembre 2018 – di un marocchino 37enne che è accusato di violenza sessuale su un bimbo di sei anni. Si tratterebbe di atti sessuali plurimi, approfittando di essere un vicino di casa, con un rapporto di conoscenza e fiducia con i genitori del piccolo. Diversi gli episodi ricostruiti dalla squadra mobile (mobilitata la sezione specializzata in reati contro la persona e fasce deboli) che sarebbero avvenuti nell’appartamento dove vive il bambino. Pesanti attenzioni poi divenute vere e proprie violenze sessuali. Finché quest’uomo non è stato arrestato dalla polizia che, oltre un anno fa, ha dato esecuzione alla misura cautelare in carcere richiesta dal sostituto procuratore Valentina Salvi (titolare dell’inchiesta) ed avallata dal gip Luca Ramponi.
Da allora il nordafricano (che nega) è in carcere e sono accadute diverse cose.
Essendo centrale la figura del bimbo, si è proceduti ad una perizia psicodiagnostica “sull’idoneità fisica e mentale a rendere autonoma testimonianza sui fatti di causa – scrive il gip – e sull’attendibilità di quanto dichiarato. E nell’incidente probatorio il perito nominato dal giudice ha ritenuto il piccolo credibile. Storia delicatissima che ora è approdata davanti al collegio giudicante presieduto da Giovanni Ghini. E in aula la tensione si è subito alzata, per il contrapporsi – sulla credibilità del bimbo – di ben quattro periti: quello nominato per l’incidente probatorio e i professionisti che affiancano il pm Salvi, la difesa (sostenuta dall’avvocato Giuseppe Caldarola) e la parte civile (cioè i genitori del piccolo che sono tutelati dal legale Marco Scarpati).
Un’autentica “battaglia” fatta di riferimenti medici, giurisprudenziali, dottrinari. Ma questa stretta processuale sulle consulente tecniche non è finita, in quanto il pm Salvi ha chiesto ed ottenuto che venga sentito, come testimone, un medico che ha visitato il bambino quando il caso era scoppiato. Di parere opposto il difensore che considera non adeguata questa testimonianza, in quanto il dottore avrebbe solamente fatto due colloqui con il piccolo. Invece la Corte ha ritenuto utile ascoltare questo ulteriore testimone, a condizione che siano presenti anche i quattro periti già sentiti in aula, affinché venga garantito il massimo contraddittorio. L’udienza è fissata per lunedì prossimo e si prospetta una “tappa” ancora più tesa di questo procedimento.
La vicenda era emersa grazie all’intuizione della madre, che aveva colto segnali di disagio che si potrebbero catalogare come nervosismo, agitazione e comportamenti anomali. Reazioni scomposte che il bimbo manifestava solo quando incontrava il vicino di casa.
È stato questo particolare ad insospettire la madre. La donna, dopo aver posto alcune domande al figlioletto per approfondire la situazione, si era allarmata di fronte alle risposte del bambino e non aveva esitato a chiedere aiuto alla polizia, recandosi a sporgere denuncia in questura sul finire dell’estate di tre anni fa. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google