Gazzetta di Reggio

Reggio

INCHIESTA / MONTAGNE REGGIANE 

«Fiumi, agricoltura e foreste montagna essenziale per il futuro»

Alessandro Carri

Alessandro Carri, ex senatore e sindaco di Canossa e Carpineti. chiede alla Regione «un grande progetto di rilancio del territorio»  

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l’intervento

Ben al di là della giusta soddisfazione delle forze della sinistra per il risultato elettorale, c’è una riflessione importante da fare su quello della montagna. Qui la Lega sfiora il 50%. Perché? Colpa degli anziani prevalenti in quell’area? Per la scarsa presenza di giovani da non saper raccogliere l’appello delle “sardine” contro il sovranismo e i pericoli di una politica che si fondi sull’odio?

No, il problema è politico ed è della politica che da anni considera la montagna una appendice alla quale richiamarsi quando fa comodo, ma poi, in effetti, disinteressarsene, perché in fondo si tratta di un’area residuale, con una popolazione in diminuzione, sempre più vecchia, più debole e sola, incapace di farsi sentire, far sentire i suoi bisogni. Io sono stato sindaco di due Comuni importanti dell’Appennino (Canossa e Carpineti) e credo di avere imparato che ci sia più di una ragione dei montanari a protestare, a dichiararsi insoddisfatti e ad affermare che non ci si interessi di loro. Ho capito, però, che non servono palliativi, per quanto importanti, come quello sacrosanto della ricostituzione del “punto nascite” di Castelnuovo, ma sia necessaria una strategia politica nuova che tenda a considerare la montagna area indispensabile per il nostro futuro e al riguardo: cosa vuol dire affrontare il tema dell’ambiente se non quello della montagna? Come e in che modo preservarne le risorse che sono un bene comune? La montagna ci dà acqua, ossigeno, condizioni di sopravvivenza per l’avvenire. E allora perché si continuano a discutere e rinviare i problemi fondamentali della utilizzazione e regolamentazione del flusso delle acque, anche per evitare le esondazioni a valle, affrontando a monte il problema con tutte le spese che dovrebbero essere previste? Ma poi c’è il verde pubblico, da preservare, ordinare e sviluppare con migliaia (sì, migliaia) di addetti specializzati: forestali, agronomi, specializzati per la tutela del territorio. Poi, come è naturale che sia, la coltivazione dei terreni, le colture specializzate con l’agriturismo, la viabilità, la difesa di quel patrimonio storico e culturale che ci è invidiato, dei borghi, dei castelli, delle abbazie di indubbio sviluppo turistico.

Occorre un grande progetto, un disegno che capovolga la tendenza a guardare solo la pianura, considerando la montagna la vera grande priorità per tutti. Le occasioni fra l’altro non mancano. Una di queste è l’ipotesi di adozione del progetto del Gect (Gruppo europeo di cooperazione territoriale) matildico, già approvato da tanti Comuni e che opererà autonomamente con finanziamenti europei ai quali si potrebbero aggiungere quelli regionali, con la elaborazione di quel Piano territoriale operativo della legge matildica di 30 anni fa, approvata quando ero ancora consigliere regionale, proprio per intervenire sulla montagna. Spero quindi che il Presidente Bonaccini segni, in tal senso, una svolta e impegni tutto il nuovo consiglio regionale». —

Alessandro Carri

ex senatore e sindaco



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