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«Ma chi l’ha visto il protocollo sui punti nascita da riaprire?»

«Ma chi l’ha visto il protocollo sui punti nascita da riaprire?»

Nadia Vassallo, portavoce delle Cicogne e consigliera comunale, fa il punto. «Il centrosinistra ha perso per la chiusura dei servizi di prima necessità»

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castelnovo monti. Nadia Vassallo, portavoce del comitato Le Cicogne, consigliera comunale del gruppo “Castelnovo nè cuori”, non ha dubbi: la sconfitta elettorale del centrosinistra in montagna «non è dovuta a un minor tasso di antifascismo» ma «al senso di abbandono che qui si prova, aggravato da scelte che indicano la lontananza del governo regionale, quali la chiusura dei servizi di prima necessità come i punti nascita».. Ecco, proprio loro, i punti nascita, sradicati dal territoro ormai tre anni fa, prima tra le battaglia delle donne della montagna per riaprirli e delle Cicogne in particolare. Ed è Vassallo, dopo il voto, a fare il punto della situazione.

«Sono stati due anni di attraversata del deserto senz’acqua – scrive in una nota – siamo stati abbandonati dal sindaco Enrico Bini, da tutti quelli dell’Unione, da Provincia, sindacati Cgil, Cisl e Uil, Anpi e Pd, partito di governo locale. Si è consumato il patto dell’omertà, altro che patto della Cicogna».

«Poi è iniziato il gioco cinico dello scaricabarile – prosegue –. Bonaccini a dicembre 2018 si diceva pronto a riaprirlo ma solo se cambiavano i parametri nazionali, e i 5 Stelle di governo dicevano che era solo competenza di Bonaccini riuscirvi riaprire o meno». Le Cicogne non hanno mai mollato. «Abbiamo sempre accettato di approfondire qualsiasi percorso si mostrasse utile per raggiungere l’obiettivo, abbiamo tenuto vivo nel cuore e nella mente della gente e dei politici il problema, in una lotta impari e contro tutti. Crediamo che se i punti nascita siano stati l’elemento caratterizzante della campagna elettorale in Emilia sia dovuto a questa nostra determinazione».

Per Vassallo se «Bonaccini ha dovuto piegarsi e se ha deciso di prendere l'iniziativa di riaprire i 4 punti nascita di montagna (tre chiusi da lui, Porretta chiuso da Errani) è stato perché i sondaggi gli mostravano chiaro il conto delle sue scelte: non basta mandare qualche milione di euro in montagna per essere ringraziato». Eppure, secondo la portavoce delle Cicogne, qualcosa ancora non va, nonostante il rieletto presidente della Regione abbia inviato «un protocollo sperimentale al Ministero da approvare entro 60 giorni, abbia predisposto un piano di fornitura delle risorse necessarie per la riapertura e ora deve passare ai fatti».

«Noi avremmo preferito seguire la legge ordinaria – afferma Vassallo – senza tanti tornanti: aprire i punti nascita garantendo gli standard di sicurezza previsti dalla legge accompagnando la mossa con la richiesta di revisione della deroga al vincolo del numero minimo dei parti per evidenti esigenze orogeografiche». Non è andata così: «E ora i politici devono reinventare l’acqua calda. Cos'è questo protocollo sperimentale? – chiede Vassallo –. Chi l’ha redatto? Chi l’ha visto? Chi l’ha approvato? Cosa dice? Si è tenuto conto degli standard richiesti o sono state scritte due cose tanto per poi farle bocciare a Roma? Le risorse professionali dove verranno prese? Quando? Come saranno organizzate? Cos'è questa storia dell'adesione volontaria delle partorienti? Si chiede alle mamme di essere cavie di un esperimento? Ci si vuole deresponsabilizzare lasciando il cerino in mano a mamme sconsiderate?»

Per Vassallo «sono tutte domande che esigono risposte». Alle quali le Cicogne aggiungono un “pacchetto” di richieste. Prima tra le quali «partecipare alla fase di elaborazione e in quella del controllo, perché non ci fidiamo e perché siamo stanche della nostra vergognosa esclusione dalle sedi decisionali».

«Non ci sta bene – aggiunge – Vassallo – che il sindaco di Castelnovo, oltre ad aver bocciato tutte le nostre iniziative per la riapertura, ci abbia anche escluso dal tavolo provinciale della sanità; sia andato al ministero negandoci l’accesso, ed oggi chiuda il tavolo “Insieme per il Sant'Anna” perché non vuol sentire critiche. Occorrerebbe avere un alto senso critico del proprio agire – conclude – ancor oggi Bini attribuisce al altro le responsabilità del brutto risultato elettorale in montagna salvando però sé stesso e Bonaccini. Colpevolizza i consiglieri regionali dicendo “servono amministratori più vicini a noi” ma si è dimenticato che lui, primo sindaco fra i sindaci della montagna, ci ha fatto trovare la sala deserta quando proponemmo agli amministratori l'appello per la riapertura del punto nascita». —

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