Salma a disposizione dei famigliari e verrà rimpatriata in Marocco
Non c’è nulla da chiarire sulle cause della morte della 21enne Khadija Abid. È stata il monossido di carbonio prodotto dal braciere di fortuna posto nella stanza in cui dormiva con il compagno di 25 anni a ucciderla. Dunque la Procura di Reggio, subito dopo l’accaduto, non ha ritenuto necessario fare eseguire l’autopsia e la salma è stata data in disponibilità ai familiari che si sono già attivati per il rimpatrio della salma in Marocco. Hanno contattato anche il Centro islamico di Reggio Emilia per organizzare la preghiera musulmana per la giovane. «Sarà svolta prima della partenza – spiega il responsabile Abdelkrim Ouargziz – Quando saranno espletate tutte le pratiche burocratiche. Ci vorrà una settimana. La famiglia? È la prima volta che ci contattano. Dicono che Khadija fosse qui da appena un giorno...».
Abid è morta nel sonno mentre dormiva accanto al suo compagno anche lui rimasto intossicato dalle esalazioni. Le condizioni del giovane, inviato subito alla camera iperbarica di Fidenza, ieri apparivano decisamente migliorate. Il ragazzo era in via di dimissioni.
Lui e Abid erano arrivati a Reggio Emilia dalla Francia, forse con l’intenzione di crearsi qui una nuova vita. Si sono sistemati nell’edificio di via Gabella 21. I familiari dicono fosse la prima notte. «Quei ragazzi sono qui da diversi giorni – dicono invece i vicini di casa – Anche la zia, alla quale il 25enne ha chiesto aiuto nell’immediato e che dice di essere venuta qui la prima volta il giorno della tragedia, l’abbiamo vista qui da almeno dieci giorni». —
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