Seminario in questura per ricordare i poliziotti che salvarono gli ebrei
reggio emilia. Il ricordo di poliziotti coraggiosi, persone che misero i doveri verso l’uomo sopra ai doveri verso la legge. E salvarono decine di vite umane. Era questa la tematica al centro dell’iniziativa adi ieri mattina nella sala Palatucci della questura di via Dante, voluta dal questore Antonio Sbordone in occasione del Giorno della Memoria.
La giornata, “Coscienti disobbedienti – I doveri verso la legge e i doveri verso l’uomo”, è stata realizzata in collaborazione con l’istituto storico Istoreco e la partecipazione dei giovani allievi dell’istituto musicale Peri. Due vicini di casa, con sede sempre in via Dante, ai chiostri di San Domenico.
Il luogo scelto non era casuale. La bella sala quattrocentesca è dedicata a Giovanni Palatucci, “Giusto fra le nazioni e Servo di Dio”, poliziotto morto il 10 febbraio 1945 nel campo di Dachau dove era stato deportato dai nazisti per le sue azioni a sostegno di ebrei e profughi.
Dal 1937 Palatucci ha operato nella questura di Fiume, oggi in Croazia e all’epoca parte dell’Istria italiana, sino a diventare questore reggente negli anni della guerra. Sfruttando la sua posizione, ha salvato la vita a tante persone di origine ebraica.
Davanti a tutte le autorità cittadine e a diverse classi delle scuole superiori, Matthias Durchfeld di Istoreco ha parlato della presenza ebraica nel reggiano, ricostruendo le vicende dal 1400 al ventesimo secolo. La sua collega Alessandra Fontanesi si è poi concentrata sulle vittime locali della Shoah. Infine, ha preso la parola il questore Sbordone, che ha ricordato tre figure di poliziotti capaci di salvare vite durante il conflitto.
Uomini che hanno disobbedito agli ordini, scegliendo in un periodo così complesso di mettere i valori umani sopra ad ogni cosa. Il questore ha citato la vicenda di Palatucci, ovviamente, affiancandola a quelle di Emilio Cellurale e Giuseppe Baratta.
Cellurale, funzionario della questura di Parma e resistente, è riuscito a salvare ebrei e antifascisti internati a Tizzano Val Parma. L’agente Baratta, all’epoca alla questura di Perugia, ha aiutato una famiglia di ebrei rinchiusa all’isola Maggiore del lago Trasimeno. Assieme a don Ottavio Posta, riuscì a farli scappare evitando così la loro morte. —
Adr. Ar.
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