«Via Gabella? È la via dell’abbandono Rifiuti ovunque e bivacchi incontrollati»
I residenti: «Incredibile che nessuno sappia niente. Alcuni giovani sono usciti come se niente fosse: l’hanno soccorsa?»
Via Gabella, il giorno dopo la tragedia toccata a Khadija Abid, uccisa a soli 21 anni dalle esalazioni di un braciere di fortuna nella stanza in cui dormiva con il compagno 25enne, al civico 21, è baciata da un sole quasi primaverile che mette in risalto la bellezza della campagna e dei vigneti tutti intorno. Vi si affaccia, a partire dalla provinciale, una fila ordinata di case, quasi tutte dai giardini ben curati.
Ma quando l’asfalto cede il posto alla ghiaia e la strada si riduce a poco più di una carraia, si arriva all’ultima casa e sembra di entrare in un’altra dimensione. Il vecchio casolare di campagna è un lungo rettangolo composto da due blocchi e due ingressi differenti: la parte più a Ovest, dove, all’ultimo piano Khadija ha trovato la morte, ha i muri scrostati e il nastro bicolore chiude una vecchia rimessa probabilmente inagibile.
Nel cortile sono sparsi mucchi di terra e mobili abbandonati. Poco più in là, lastre ondulate di alluminio seminascoste dai rovi e da altri accumuli. Una desolazione resa poco più presentabile di quanto fosse solo qualche giorno fa, come documentano alcune fotografie mostrate dai vicini alla cronista.
«Via Gabella sta diventando la via dell’abbandono – dice una signora –. L’edificio al civico 21 e 23 è in una situazione di totale “abbandono” edilizio e sociale. L’attuale proprietario l’ha acquistato un anno fa e da allora ci mette dentro chi vuole, non so se in modo regolare, e in una situazione secondo me pericolosa. Prima di Natale erano venuti i carabinieri e avevamo sperato in un miglioramento. Invece il viavai è proseguito anche di notte, con falò accesi davanti a casa e, da una decina di giorni, la situazione è peggiorata fino a precipitare nel fine settimana. Poi ieri è successa la tragedia...».
La donna si è recata più volte in Comune e anche dai carabinieri, che martedì sono intervenuti insieme al 118 nell’immediatezza dell’accaduto. Vuole denunciare la situazione di degrado, ma dice di trovarsi «di fronte a un muro di gomma».
«Incredibile che nessuno sappia niente – spiega –. Ora vorrei solo evitare che ci sia un’altra morte. In quell’edificio vive anche un minore con il padre. E la stessa mattina della tragedia, prima dell’arrivo dei soccorsi, dallo stabile sono usciti 3 o 4 giovani come se niente fosse: perché non hanno prestato soccorso?».
A mostrare un misto tra preoccupazione e rassegnazione è un altro vicino: «Si vede da fuori il degrado ambientale – afferma –. Poi dentro non so. Servirebbe qualche controllo... Il problema è che siamo vicinissimi al centro, ma isolati, e da qualche mese il viavai di persone è cresciuto. Una settimana fa, per esempio, il cane del gruppo di ragazzi che vive lì ha morso un altro cane».
Intanto dal Comune qualche controllo e verifica è partita. Con l’arrivo ai civici 21 e 23 anche della polizia locale dell’Unione terre di mezzo e degli operatori dell’ufficio tecnico. «Faremo le dovute valutazioni», dice il sindaco Luigi Bellaria. Ma intanto nel quartiere, dopo la tragedia, la preoccupazione cresce. —
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