Istoreco e Reggiana ricordano Bertani vittima del nazismo
Posata una pietra d’inciampo nell’ultimo luogo in cui visse il medico e calciatore catturato a Creta e morto prigioniero
REGGIO EMILIA. Medico, calciatore, reggiano. Vittima del nazismo e della guerra. Mercoledì mattina in via Bianchi, una delle laterali di viale Umberto I, è stata posata la pietra d’inciampo dedicata a Renzo Bertani, 34enne ufficiale morto a Creta nel 1944, dopo mesi di violenze e privazioni come prigioniero dei nazisti.
Si tratta dell’undicesima posa reggiana del 2020, come sempre curata da Istoreco assieme alle scuole del territorio, e la settantesima sistemata nella nostra provincia dal 2015 ad oggi.
Quella di Bertani è una vicenda peculiare, che incrocia anche la più amata squadra locale, la Reggiana: il giovane Renzo, difensore di buon livello, fece parte della rosa granata nella stagione 1928-29, disputando anche alcune partite da titolare in un periodo in cui i cambi non erano ammessi. Per questo la Reggio Audace, erede della Reggiana, ha voluto aderire all’iniziativa.
Mercoledì mattina il direttore generale Nicola Simonelli ha partecipato alla cerimonia, consegnando ai famigliari di Bertani un gagliardetto storico della squadra granata. La pietra è stata sistemata a fine mattinata alla presenza di alcuni parenti, delle classi del liceo Matilde di Canossa e dell’istituto comprensivo Manzoni che hanno eseguito le ricerche storiche sulla persona ricordata.
A coordinare l’evento, Matthias Durchfeld e Dzvina Gladun di Istoreco. Il piccolo monumento, parte di una rete europea collettiva con oltre 75mila pietre, si trova nell’ultimo luogo in cui Bertani ha vissuto liberamente. Renzo era uno dei sette figli di una conosciuta famiglia cittadina, il padre Luigi un noto commerciante di tessuti. Dopo il liceo a Modena, si era laureato in Medicina a Parma, nel 1937, e nel frattempo non aveva mai abbandonato la passione per il calcio, riuscendo anche a vestire la maglia granata da 18enne di belle speranze. Il 1942 è un anno cruciale. Si sposa con la scandianese Clementina Bertolani e viene richiamato nell’esercito come ufficiale medico, e il grado di tenente. Nel 1943 è a Creta, dopo l’armistizio – come migliaia di commilitoni – viene catturato dai nazisti, diventati nel giro di un giorno nemici. E sempre a Creta, dopo una prigionia durissima, muore l’8 febbraio 1944, 76 anni fa. —
Adriano Arati
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