Ragni: «Niente allarmismi Qui è tutto sotto controllo»
REGGIO EMILIA. «Le mascherine non assicurano mai la protezione, soprattutto in mano a chi non le ha mai usate. Bisogna sapersela mettere e soprattutto sapersela togliere, disinfettandosi dopo ogni singolo uso. La mascherina è uno strumento professionale, anche se passa per strumento cosmetico. Basta che uno la riponga o la tocchi nel modo sbagliato e la si indossa invano. È come se i pompieri usassero un nuovo idrante: questo non cambia la modalità di sviluppo dell’incendio».
L’avvertenza arriva da Pietro Ragni, epidemiologo di provata esperienza dell’Ausl di Reggio Emilia, che ha già fatto parte della task force sanitaria regionale per l’allarme Ebola.
«In questa fase da noi la corsa alle mascherine è del tutto ingiustificata - ha chiarito il dottore- Non ha alcun senso utilizzare le mascherine per i reggiani, nemmeno per chi deve viaggiare in aereo, così come non ha senso smettere di frequentare i ristoranti cinesi. Inutile cambiare le proprie abitudini, semmai queste sono buone precauzioni per l’influenza di stagione».
Per quanto riguarda le procedure adottate dall’Ausl, Ragni ha rassicurato: «Siamo in preallerta. Il lavoro dei sanitari non ha avuto ripercussioni; è cambiato il lavoro dietro le quinte, che può far star tranquilli i reggiani. Ci tengo a sottolineare che, se all’interno della Cina l’andamento dell’epidemia è molto grave e pare non esserci un reale controllo, al di fuori della Cina i meccanismi di verifica funzionano. La strategia che stiamo adottando consiste nel concentrare gli sforzi sulla diagnosi precoce di eventuali casi. Ciò che sta succedendo in giro per il mondo dimostra che l’intercettazione precoce paga e funziona. Il primo filtro è negli aeroporti; in tutti i Paesi dove sono emersi casi sospetti sono stati intercettati così. Questo per noi è una informazione importantissima. Mio figlio vive a Bangkok, dove tutti usano le mascherine per l’inquinamento: anche là i casi sospetti sono stati intercettati all’aeroporto».
A Reggio, invece, ci si prepara per «dare strumenti agli operatori su come gestire casi sospetti: è quello che ci aspettiamo. Il sistema è fatto anche per rilevare falsi allarmi». Nel frattempo la quotidianità dei sanitari non è cambiata di una virgola, ha proseguito l’epidemiologo: «Stiamo ripassando le procedure nel caso dovessero servire. Tra l’altro si tratta di procedure molto meno impegnative del virus Ebola, per il quale era stato necessario un vero e proprio addestramento in tuta». —
Am.P.
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