Gazzetta di Reggio

Reggio

Avvistato un lupo a spasso accanto alle auto nel traffico

Elisa Pederzoli
A sinistra la fila di auto, a destra l’esemplare di lupo avvistato tra Cavriago e il Quaresimo
◗
A sinistra la fila di auto, a destra l’esemplare di lupo avvistato tra Cavriago e il Quaresimo

Cavriago. l’animale selvatico notato da molti automobilisti verso il Quaresimo. Lo zoologo: «La pianura è stabilmente occupata, potrebbe essere un giovane»

2 MINUTI DI LETTURA





CAVRIAGO. Ancora un avvistamento di lupo vicino alle principali arterie di traffico. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello segnalato la mattina di giovedì 30 gennaio tra Cavriago e il Quaresimo, nei pressi della provinciale. Ai tanti automobilisti in fila per il traffico del mattino, non è sfuggita quella sagoma che camminava incurante dell’attenzione che si stava tirando addosso e che poi, piano piano, ha fatto perdere le sue tracce.

«Ormai sono diventati consueti questi tipi di avvistamento, nei territori della province di Parma e Reggio: la pianura è quasi stabilmente occupata. In provincia di Parma, c’è un branco stabile a Torrile, a 2 chilometri dal Po. Probabilmente la stessa cosa avviene in provincia di Reggio: non sono animali disorientati, o fuori dalla loro rete, in realtà sono animali che vivono lì». Così Luigi Molinari, zoologo del Parco nazionale dell’Appennino, spiega l’avvistamento. «Il fatto che si sia reso tanto visibile, può dipendere da tante cose – racconta – ad esempio, che in inverno c’è meno vegetazione e dunque è più facile notarli. Oppure, sono i cuccioli nati lo scorso anno e che ormai sono grandi come gli adulti, ma hanno meno esperienza». E dunque, si espongono di più. Anche ai rischi. «Lo scorso anno hanno abbiamo recuperato qualcosa come 12 o 13 lupi investiti, tutti cuccioli dell’anno. Con le strade hanno meno dimestichezza» fa notare.

È chiaro che gli avvistamenti dei lupi vicini ai centri abitati solleva sempre un carico di preoccupazione. «Timori causati da diverse ragioni, razionali o meno – ammette – Sicuramente, possiamo dire che predatori nelle zona di pianura non sono una cosa normale per le persone che non hanno dimestichezza, ma bisogna tenere conto che è un processo ecologico normale, per la presenza di prede come ungulati anche in pianura. La montagna e la collina sono sature e dunque cercano i loro spazi e vanno anche a nord delle grandi città». «Per ora – conclude lo zoologo Luigi Molinari – è difficile dire se si tratti di un esemplare da solo o se faccia parte di un branco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google