Cala la richiesta di credito A Reggio Emilia è a -11,5%
Secondo lo studio del Crif si registra una flessione anche nelle aziende emiliano-romagnole Salgono solo Ravenna e Rimini
REGGIO EMILIA. Cala, anche in Emilia-Romagna, la richiesta di credito da parte delle aziende. Lo rivela un’indagine di Crif, colosso internazionale con base a Bologna specializzato nelle informazioni finanziarie. «Se da un lato la propensione delle imprese a richiedere credito per sostenere gli investimenti e l’attività corrente nell’ultimo anno ha segnato una battuta d’arresto a livello nazionale, la dinamica registrata in Emilia-Romagna non risulta molto differente, con una flessione pari a -4,5% rispetto all’anno precedente», rilevano dal Crif.
«Malgrado questo, considerando il volume complessivo delle richieste in termini assoluti la regione si posiziona al secondo posto nella classifica nazionale, come già anche nell’anno precedente, alle spalle solamente della Lombardia», riconosce lo studio.
Insomma, le richieste di finanziamento calano, ma in termini assoluti l’Emilia-Romagna resta al top a livello nazionale. A livello provinciale si registrano però andamenti estremamente difformi, con una crescita robusta a Rimini e a Ravenna (rispettivamente +28% e +11,3%), seguite da Forlì-Cesena, con +10,2%.
La contrazione più marcata, invece, si rileva a Reggio (-11,5%), che precede Ferrara (-9,6%), Piacenza (-9,5%) e Bologna (-8,2%). Per quanto riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti dalle imprese, invece, con 61.469 euro l’Emilia-Romagna si colloca al di sotto della media nazionale (65.790 euro).
Il valore più elevato si registra a Bologna, con 96mila euro mediamente richiesti, seguita da Reggio Emilia, con 67.583 euro, Ferrara, con 63.726 euro, e da Ravenna, con 60.748 euro.
«Anche l’ultimo trimestre del 2019 ha confermato il rallentamento delle richieste di credito presentate dalle imprese, che ha caratterizzato l’intero anno appena concluso malgrado i tassi di interesse applicati continuino a mantenersi sui livelli molto bassi – spiega Simone Capecchi, Executive Director di Crif – Senza dubbio il mercato del credito alle imprese sta vivendo una fase di forte cambiamento, accelerato anche dall’avvento da un lato di nuove normative e dall’altro di tecnologie innovative».
Per Capecchi, «in questo contesto, per le aziende di credito si presenta l’opportunità di adottare soluzioni di open banking per sviluppare nuovi prodotti e occasioni di relazione con la clientela business. Il tutto con logiche che vanno oltre la valutazione del merito creditizio e consentono di accompagnare l’impresa in tutte le fasi del rapporto: dall’aumento di fido alla proposta di servizi non bancari e a valore aggiunto». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google