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Inchiesta affidi, il procuratore generale di Bologna: "Non esiste un sistema Bibbiano"

Inchiesta affidi, il procuratore generale di Bologna: "Non esiste un sistema Bibbiano"

In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario Iganzio De Francisci striglia la politica e la stampa "pressapochista": "I casi sono circoscritti territorialmente, peraltro tutti ancora al centro di un procedimento penale giunto alla fine delle indagini e quindi pronto per la verifica dibattimentale". Il presidente vicario della Corte d'Appello di Bologna, Roberto Aponte: "Non svilire il ruolo del tribunale dei minori"

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REGGIO EMILIA.  I casi relativi ai presunti affidi illeciti in Val D'Enza, nel Reggiano, «sono circoscritti territorialmente, peraltro tutti ancora al centro di un procedimento penale giunto alla fine delle indagini e quindi pronto per la verifica dibattimentale. Tutto ciò però ha diffuso l'idea che esista un generalizzato "sistema Bibbiano", complice una informazione giornalistica non sempre misurata e a volte pressappochista. La polemica politica poi ci ha messo del suo, ma su questo meglio tacere». Così il procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, nella relazione all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Per De Francisci l'indagine reggiana, che nel giugno 2019 culminò con diverse misure cautelari, «ha avuto forti ripercussioni» sull'attività giudiziaria civile minorile del distretto e ciò ha imposto «un doveroso controllo sui casi interessati, otto». «Due di questi otto sono stati definiti con decreto del Tribunale, non impugnato dai genitori, in cinque casi si sono avuti collocamenti extra familiari».

Il Pg ha spiegato che la Procura minorile ha fatto una attenta valutazione «in merito agli effetti sulle decisioni giudiziarie delle ipotizzate azioni delittuose». Ebbene l'esito di queste valutazioni «autorizza a ritenere - ha aggiunto De Francisci - che l'esercizio dell'attività giudiziaria non ha subito compromissioni di rilievo derivanti dalle condotte oggetto di indagine penale. Posto che gli interventi in corso a tutela dei minori coinvolti, emergenti da risultanze ulteriori rispetto alle relazioni dei servizi, sono risultati del tutto doverosi, seppur essi siano proseguiti con l'affidamento degli incarichi ad altri servizi e in alcuni casi con l'affidamento di consulenze tecniche».
 

Dell'inchiesta affidi ha parlato anche il presidente vicario della Corte d'Appello di Bologna, Roberto Aponte,  sottolineando come il messaggio «volto a svilire l'istituzione tribunale per i minorenni, descritto come uno strumento cieco di coloro che vogliono togliere i figli ai genitori, va combattuto». E questo perchè «l'unico scopo perseguito» dal tribunale stesso «è quello di salvaguardare i minori, se è assolutamente necessario, anche nei confronti della famiglia naturale, ipotesi purtroppo non infrequente».

Commentando l'inchiesta "Angeli e Demoni", in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto dell'Emilia-Romagna, Aponte non entra nel merito delle eventuali responsabilità, che «sono ancora in fase di accertamento», ma tiene a difendere l'operato del tribunale dei minori, istituzione che «è fondamentale salvaguardare», in quanto «strumento essenziale di tutela dei minori» che deve prendere «decisioni drammatiche, veri e propri atti di riduzione del danno» e non lo fa «a cuor leggero».

Peraltro, ricorda aponte, il tribunale per i minorenni di Bologna è «tra i primi in italia per carichi di lavoro e produttività», e sulla vicenda in questione si è immediatamente attivato per fare gli accertamenti del caso. Dunque, chiosa, se «è sicuramente necessario rafforzare i servizi di sostegno alla genitorialità e investire nella formazione e supervisione di chi opera nel campo delle fragilità familiari», è anche necessario «non adagiarsi nell'idea che la famiglia naturale sia sempre e comunque il luogo più sicuro e migliore in cui crescere. non sempre, purtroppo, è così».

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