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Reggio si prepara a celebrare i martiri di Porta Brennone

Luciano Salsi

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REGGIO EMILIA. Lunedì prossimo, 3 febbraio, il traffico subirà qualche limitazione per consentire la celebrazione del 75esimo anniversario dell’uccisione dei partigiani Sante Lusuardi, Dino Turci, Cristoforo Carabillò e Vittorio Tognoli, fucilati dai fascisti all’alba del 3 febbraio 1945 all’angolo tra corso Garibaldi e via Porta Brennone.

Dalle 8 alle 12 in questa strada saranno imposti il restringimento della sede stradale e il divieto di sosta con rimozione nel tratto compreso fra corso Garibaldi a via della Racchetta. L’eccidio preluse alla fucilazione del loro compagno Angelo Zanti, compiuta nel cortile della caserma Zucchi il 13 gennaio dello stesso anno. Entrambi i tragici eventi saranno commemorati con un corteo, che si muoverà con labari e bandiere da via Farini, sotto la sede dell'Anpi, fino alla lapide posta in via Porta Brennone in memoria dei martiri.

Qui interverranno l’assessore comunale Lanfranco de Franco, che porterà i saluti dell’amministrazione comunale, e Gemma Bigi di Istoreco, che ricostruirà quelle vicende sulla base di un approfondimento storico.

Il corteo proseguirà poi fino alla lapide del partigiano Angelo Zanti posta sulla facciata dell’università in viale Allegri. Lusuardi e Turci erano correggesi e avevano rispettivamente 21 e 22 anni. Carabillò, nativo della provincia di Palermo, ne aveva 27. Era stato sottotenente dei bersaglieri nella caserma Reverberi di Scandiano ed era diventato amico e collaboratore del quarto ucciso, il 24enne VittorioTognoli studente universitario di Scandiano.

Le esecuzioni dei partigiani dovevano servire di monito alla popolazione affinché non partecipasse alla lotta armata e non la sostenesse. Perciò i cadaveri dei quattro fucilati vennero lasciati per alcuni giorni al margine della strada con i piedi nudi e le mani legate con il filo di ferro, stante il divieto di rimuoverli e seppellirli.

Fu meno ostentata la soppressione di Angelo Zanti, che era uno dei primi organizzatori della Resistenza nel Reggiano. Aveva 48 anni e alle spalle una lunga militanza e lotta antifascista, che l’aveva costretto all’espatrio e al confino. Fu arrestato il 27 novembre 1944 insieme ad altri dirigenti del Cln e ferocemente torturato. Il processo intentato dal Tribunale straordinario militare di guerra si concluse con cinque condanne a morte. I tedeschi, però, consentirono che fosse eseguita soltanto quella di Zanti, che era l’unico comunista. —

Luciano Salsi

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