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l’odissea 

Ritardi nel rimpatrio dalla Cina Ghiddi è ancora a Wuhan

Daniele Dei

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reggio emilia. Sebbene le notizie in Italia parlino di un trasferimento imminente dei 60 nostri connazionali da Wuhan a Roma con un volo militare, il flusso di informazioni non sembra essere arrivato al reggiano Paolo Ghiddi e ai suoi colleghi Giuseppe Notaristefano, Michel Talignani, Luciano Catti e Fabio Carino, bloccati da giorni nel pieno epicentro dell’epidemia del Coronavirus. Quello che doveva essere un viaggio di lavoro per l’installazione di un nuovo macchinario della System di Fiorano per la realizzazione di mattonelle in un’azienda cinese si è trasformato in una vera e propria odissea.

In teoria li stanno aspettando nel complesso militare della Cecchignola, nella periferia sud di Roma, adibito a struttura in cui isolare le persone evacuate dalla Cina, fare le opportune analisi e, soprattutto, evitare ogni possibile contatto con l’esterno e quindi eventuali contagi. In pratica, parlando con Valeria Corni di Montale, moglie di Michel Talignani, pare però che i passaggi siano più lenti del previsto. O meglio, di non essere in presenza di informazioni così certe.

«Con mio marito abbiamo deciso di andare per avvocati – fa sapere la Corni – non riusciamo a contattare nessuno dalla Farnesina. Solo Michel, che stando in albergo a Wuhan purtroppo ha tempo da perdere, è rimasto per ore attaccato al telefono con il Ministero degli Esteri.

A lui hanno detto che autorizzazioni non ce ne sono, nessuno spiega i motivi. La scusa ufficiale è che non essendoci un ufficio consolare a Wuhan ci sarebbero dei ritardi con i permessi».

I coniugi Talignani si sono così rivolti all’avvocato Nicola Baisi del foro di Modena, con studio a Serramazzoni, per avere maggior forza di intercessione con le autorità ma senza escludere successivamente azioni di rivalsa legale qualora lo stallo si prolungasse ulteriormente. «Il fatto – spiega l’avvocato Baisi – è che i cinque tecnici fermi a Wuhan non vengono correttamente informati dalle nostre autorità. Vedono partire altri stranieri mentre loro restano dove sono. È paradossale che siano sempre loro a dover chiamare l’ambasciata». Il legale ha preso contatti con il senatore modenese Enrico Aimi, membro della Commissione esteri di Palazzo Madama, in modo da smuovere la questione a livello istituzionale.

Al momento solo la famiglia Talignani ha richiesto un supporto legale, sebbene Valeria Corni stia mantenendo contatti anche con i familiari di alcuni degli altri quattro tecnici del comprensorio delle ceramiche bloccati a Wuhan. —

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