I legali reggiani contro Davigo ma le toghe difendono l’ex pm
L’Ordine degli avvocati: «Nega i fondamenti della nostra Costituzione» L’Anm regionale: «Tentativo di intimidazione per pensieri non graditi»
REGGIO EMILIA. Da un’intervista resa di recente da Piercamillo Davigo – ex magistrato di Mani Pulite e membro togato del Csm della corrente “Autonomia e Indipendenza” – è nata una querelle con i penalisti milanesi, in cui si è infilato anche il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia a cui ha risposto la giunta dell’Anm dell’Emilia-Romagna. Ma andiamo con ordine. Nell’intervista al “Fatto Quotidiano” la celebre toga esprime la sua ricetta per risolvere il nodo della prescrizione, cioè scoraggiare i ricorsi in Appello, abolendo il divieto di reformatio in peius come in Francia: «Se ti condannano e tu appelli – dice Davigo – può toccarti una pena più alta. In Italia non si può. Il che incentiva tutti a provarci: mal che ti vada non rischi niente, anzi non vai in carcere e magari ti prendi pure la prescrizione» . E rivedrebbe il patrocinio gratuito a spese dello Stato per i non abbienti: «Molto meglio fissare un forfait una tantum secondo i tipi di processo: così gli avvocati perdono interesse a compiere atti inutili».
Parole che hanno innescato la reazione degli avvocati reggiani, con tanto di segnalazione al procuratore generale della Cassazione e allo stesso ministro della Giustizia, per «valutare il rilievo disciplinare delle esternazioni» di Davigo, definite «oltre che inveritiere e populiste, contrarie a quanto i nostri Padri costituenti hanno voluto consacrare nella Costituzione in relazione, sia alla presunzione di non colpevolezza ed alla funzione rieducativa della pena, sia all’inviolabilità del diritto di difesa per l’esercizio del quale è assicurata l’eliminazione di ogni differenza di censo attraverso l’istituto del patrocinio a spese dello Stato». Piccata la replica dell’Anm regionale, inquadrando il tutto in un tentativo di intimidazione: «Il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente è uno dei principi fondamentali degli ordinamenti democratici. Non si può cogliere in questa iniziativa dell’avvocatura un allontanamento da quei principi democratici di cui essa stessa si è in passato ripetutamente dichiarata baluardo. L’Anm ha sempre cercato con l’avvocatura ad ogni livello un rapporto franco e costruttivo, nè avrebbe mai avuto l’ardire di chiedere la censura e la punizione di un suo componente solo perché ha espresso pensieri da noi non condivisi o poco graditi». —
T.S.
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