Sono oltre 5mila le frane sul Crinale «Ma aumentano gli investimenti»
Manenti e Capuano (Agenzia regionale) fanno il punto: «Lo spopolamento inasprisce la recrudescenza del fenomeno»
CASTELNOVO MONTI. Se il male della montagna reggiana è lo spopolamento, con un declino della popolazione preoccupante soprattutto nell’Alto Crinale, una conseguenza diretta di questo fenomeno è il dissesto idrogeologico. Quando un territorio viene abbandonato, questo più facilmente sarà soggetto a frane.
I NUMERI
La Regione Emilia-Romagna conta qualcosa come 80.000 fenomeni censiti: è la seconda in Italia, dopo la Lombardia, per diffusione ed estensione di frane sul proprio territorio (Rapporto sulle frane in Italia, Ispra 2007). In questo contesto, la provincia di Reggio conta 7.649 frane censite, pari a 295 chilometri quadrati interessati. Ovviamente, il versante più delicato è quello montano: considerando i sette Comuni dell’Unione dell’Appennino e Baiso le frane sono 5.167. I territori maggiormente interessanti sono Castelnovo Monti (974), Villa Minozzo 879, Ventasso (957) e Baiso (639). «Se si sommano quelle attive e quelle quiescenti, parliamo di circa il 27% del territorio. Sono dati in linea col nostro Appennino, che è soggetto a un grado di franosità media, tra piccole e grandi frane. Un trend normale per l’Appennino settentrionale. A fare i conti più direttamente con quelle attive sono Baiso, Ventasso, Vetto e Castelnovo Monti».
Così ci aiutano a leggere i dati è Federica Manenti dell’Agenzia regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile e Francesco Capuano, responsabile del Servizio Area Affluenti Po della stessa Agenzia.
LE COMPETENZE
«La missione della Regione, in un’ottica di sistema, è quella di censire, studiare, monitorare e mettere in sicurezza fenomeni che possono mettere a rischio gli insediamenti, le infrastrutture, i cittadini e i loro beni. Diversi enti pubblici governano la difesa del suolo ai sensi della legge 183 del 1989 e successive: Comuni, Provincia, Regione e Consorzio di bonifica, responsabili per le strade di competenza i primi due, mentre la Regione con l’Agenzia per la sicurezza territoriale, la nostra, per tramite delle nove sedi territoriali e il collaborazione con il Servizio geologico interviene sulle grosse frane che minacciano i centri abitati. La Bonifica interviene sui versanti e sul reticolo idraulico. Non ci sono sovrapposizioni, spesso lavoriamo in modo coordinato e a volte convenzionato» chiarisce Manenti.
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LA SITUAZIONE.
Quanto peso ha lo spopolamento della montagna su questo genere di fenomeni?
«Il ragionamento è bidirezionale – puntualizza Manenti – se siamo di fronte a spopolamento cronico, questo non farà che peggiorare, inasprire la recrudescenza dei fenomeni. Perché una delle cause innescanti, scientificamente, delle nostre frane oltre alle litologia e morfologia, è il non governo del reticolo di drenaggio. Di contro, quando abitare certe zone diventa troppo “difficile”, e anche le condizioni ambientali sono estreme, lasci il territorio. Ma direi che quest’ultimo non è il caso della nostra regione, dove il presidio è alto».
GLI INTERVENTI
«Il nostro lavoro negli ultimi anni è stato improntato alle azioni di prevenzione. Stiamo investendo moltissimo, ancor più che in passato su questo fronte, per minimizzare l’impatto dei fenomeni di dissesto grazie anche a significativi finanziamenti che ci arrivano sia in seguito alle ordinanze di Protezione civile sia grazie al programma Proteggi Italia. Solo nel 2019 sono stati dichiarati quattro stati di emergenza nazionali che hanno originato le ordinanze di Protezione civile che hanno finanziato i lavori e il 2018 non è stato migliore. Stiamo programmando tanto insieme ai Comuni e aprendo tantissimi cantieri per intervenire prontamente» conclude.
Gli appalti disposti dal Servizio Area Affluenti Po nel corso del 2019 sono stati 124 per quasi 16 milioni di euro, su tutta la provincia. «Sul Crinale, ricordiamo tra gli altri i lavori ultimati sul torrente Lonza a Vetto e Ventasso per 40mila euro, la conclusione per oltre un milione del consolidamento dell’abitato di Debbia, a Baiso, dove è in fase di ultimazione il terzo intervento da 500mila euro» spiega Capuano. —
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