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A Masterchef si cucina per la Toscanini ma che c’entra la marcia di Radetzky?

GIULIA BASSI
A Masterchef si cucina per la Toscanini ma che c’entra la marcia di Radetzky?

Cibo e musica: i guru Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli invadono il Regio di Parma. Giudici gli elementi dell’orchestra 

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IL RACCONTO

GIULIA BASSI

Musica e cibo: un’accoppiata congrua, anzi vincente. Soprattutto a Parma e se la musica è quella passionale e sanguigna di Verdi unita alle specialità locali. L’accoppiata diventa poi irresistibile se è Masterchef a decretarlo.

Oramai sono infiniti i poteri di quella trasmissione che è riuscita ad intrufolarsi perfino dentro al magnifico tempio della lirica, il Teatro Regio di Parma, dove i ragazzi della squadra blu e della squadra rossa cucinavano in palcoscenico sotto la supervisione dei guru Barbieri e Cannavacciuolo, mentre l’orchestra suonava in un’altra sala. E quando il cibo era a buon punto orchestrali e staff (con la sottoscritta) si sono seduti ai tavoli, sistemati in foyer, per mangiare e giudicare.

È successo che l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, è stata contattata dal Teatro Regio di Parma e dall’assessorato al turismo del Comune che insieme alla Regione hanno deciso di creare un incontro speciale tra “quelli” di Masterchef e Parma capitale della cultura 2020. Detto e fatto.

È arrivato quindi il giorno della registrazione della puntata andata in onda giovedì scorso con un’orchestra sinfonica che, per la prima volta, è entrata a far parte della macchina perfetta di una tramissione cult con tutti i riti e le procedure ferree di un format rodato e di successo.

Per l’occasione il Regio è stato inondato di luci chiarissime che in sala davano un particolare risalto agli stucchi, specialmente alla stupenda corona sopra al palco centrale; le luci si riflettevano anche sulle tovaglie contribuendo ad alzare la temperatura ossia a tenere viva la tensione dei ragazzi delle due squadre chiamate ad un compito piuttosto arduo: rivisitare, uscendone possibilmente indenni, i piatti della tradizione emiliana: dall’erbazzone, al cotechino, ai tortelli. Infatti così non è stato...

Ingredienti di qualità ma non cose speciali, tuttavia un singolare cotechino in crosta ha fatto pendere l’ago della bilancia per i blu a fronte di tortelli poco cotti con un ripieno tutt’altro che soffice dei rossi (il ragù però era buono). La tensione era palpabile nei ragazzi delle squadre che servivano, mentre noi commensali con noncuranza dovevamo dire le nostre opinioni al terzo guru, lo chef Locatelli che continuamente ci stuzzicava. Il problema era che non potevamo alzarci, perché il nostro più grande desiderio sarebbe stato quello di spingerci in cucina (in palcoscenico) per vedere all’opera le due brigate: vale a dire conoscere da vicino i congegni di quella macchina perfetta orchestrata da Barbieri e soprattutto Cannavacciuolo, dal vivo ancora più mastodontico che in tv. Ma si doveva stare seduti per arrivare al momento clou delle votazioni al termine della quali finalmente i guru si sono materializzati per il meritato bagno di folla.

Quindi l’orchestra ha raggiunto la sua postazione per suonare nel momento della proclamazione dalla squadra vincitrice. Ecco il punto: non ci è dato sapere del come sia avvenuta la scelta. Perché tutto ci può stare e alla grande: Parma, il Regio, il buon cibo e Verdi. Ce l’hanno ribadito anche quelli di Masterchef. Ma la Marcia di Radetzky proprio no. Quella non ci stava. —

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