Coronavirus: famiglia rientra dalla Cina, scatta la psicosi
Davoli segnala, Bini tranquillizza: «Hanno superato i controlli». I genitori decidono di tenere il bimbo a casa dall’asilo
CASTELNOVO MONTI. Sul piano del contenimento concreto del coronavirus si registrano notizie confortanti, con i casi su territorio italiano che, al momento restano quelli relativi ai soli due turisti cinesi ricoverati a Roma, e soprattutto con l’importante risultato dell’istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma – intitolato al biologo e accademico scandianese del Settecento – che è riuscito a isolare il virus. Si moltiplicano però le segnalazioni di casi di paura incontrollata e spesso infondata per il coronavirus. Segnalazioni che arrivano anche a coinvolgere l’Appennino reggiano. . Sabato è rientrata a Castelnovo Monti una famiglia cinese residente in paese, dove da tempo gestisce un negozio. La famiglia ha trascorso un periodo in Cina in occasione del Capodanno cinese.
Questa famiglia non è originaria della provincia di Wuhan, luogo del focolaio dell’infezione, e nemmeno di altre città chiuse per il virus. È rientrata in Europa prima della chiusura dei voli da e per la Cina, per poi arrivare in Italia sabato, appunto.
Ma il rientro in Appennino ha comunque attivato una serie di allarmi, come spiega il sindaco Enrico Bini: «Sabato ho ricevuto una chiamata dal consigliere di minoranza Alessandro Davoli, che mi informava del rientro di questa famiglia con preoccupazione. Siamo rimasti che avrei preso informazioni più dettagliate e lo avrei di nuovo informato. Ho chiamato sia i carabinieri che l’Ausl, e mi è stato confermato che la famiglia nella fase di rientro è stata sottoposta a controlli ed esami, ed è risultato tutto regolare. Nel frattempo, però, Davoli ha scritto un post su Facebook che ha diffuso un’ondata di reazioni quasi terrorizzate, anche perché riportante l’affermazione, assolutamente infondata, che la famiglia era stata invitata a non uscire di casa per 15 giorni».
Su Facebook, Davoli cita un amico che lo ha informato sul fatto che la famiglia cinese gestisce un negozio aperto anche di domenica e ha un figlio piccolo che frequenta l’asilo nido. E che vi sarebbero molte mamme intenzionate a non mandare i loro bambini dall’asilo parrocchiale Mater Dei. Bini ha cercato di arginare l’allarme postando un messaggio sul proprio profilo Facebook e sulla pagina del Comune. La famiglia cinese ha poi comunicato al sindaco che, per una maggiore tranquillità collettiva, ha deciso di tenere a casa il bambino per 15 giorni.
Questo il post diffuso dal sindaco: «Ho ricevuto una telefonata, ieri sera, dal consigliere Alessandro Raniero Davoli che mi informava dell’arrivo di una famiglia cinese abitante a Castelnovo di ritorno dalla Cina. Grazie Alessandro della telefonata, come ti ho detto sapevo che doveva tornare la famiglia, ho subito telefonato ai carabinieri e alla direttrice Ausl, alla direttrice della scuola, e sia la scuola che l’Ausl mi hanno detto che stavano seguendo il rientro da alcuni giorni. Mi hanno informato delle circolari del ministero della Sanità e del ministero della Scuola, che spiegano come comportarsi. I carabinieri mi hanno confermato che se la famiglia è arrivata qui è perché ha superato i controlli predisposti. Non è vero che sono stati consigliati di non uscire di casa per 15 giorni. Vorrei che segnalazioni come questa fossero fatte con spirito positivo, per informare i cittadini e per salvaguardare i cittadini cinesi che vivono nel nostro territori e, soprattutto, i bimbi che frequentano le nostre scuole e sono amici tra di loro, senza guardare il colore della pelle o della provenienza».
Anche i commenti sui social, comunque, segnalano una situazione che va al di là della semplice attenzione al tema e manifesta invece un livello di paura diffusa e profonda, anche quando non supportata da elementi concreti, se non la provenienza da un Paese di 9,5 milioni di chilometri quadrati e 1,4 miliardi di abitanti. —
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