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Stuprò bimbo: sei anni al vicino di casa

Tiziano Soresina
Stuprò bimbo: sei anni al vicino di casa

Pedofilia, il 37enne dovrà anche risarcire la famiglia con 30mila euro. La parte civile: «Il piccolo ha subìto danni gravissimi»

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REGGIO EMILIA. Racconti che fanno ammutolire. Attento ma soprattutto stordito chi è presente ed assiste ad un’udienza sconvolgente, protrattasi fino a metà pomeriggio. Al termine la dura sentenza a sei anni di reclusione.

Per i giudici il vicino di casa commise – nell’estate di tre anni fa – orrendi atti pedofili su quell’indifeso bimbo di sei anni che nell’agosto 2017 finirà in ospedale e avrà in fretta bisogno di un aiuto psicologico per superare – dice in aula l’ultima professionista che depone – un’evidente sintomatologia da stress, da trauma subìto.

Con questo convincimento la Corte – presieduta da Giovanni Ghini, a latere i colleghi Silvia Guareschi e Silvia Semprini – è uscita dopo un’ora e mezza di camera di consiglio. In precedenza il pm Valentina Salvi aveva chiesto una condanna ancora più esemplare (8 anni di carcere), analizzando lucidamente le prove raccolte: le lesioni rilevate nel piccolo in ospedale, i ripugnanti episodi ritenuti credibili e raccontati dal bimbo sia nell’incidente probatorio che negli incontri avuti con esperti dell’Ausl, le descrizioni dei particolari più intimi legati a quanto accadde nell’appartamento dove vive il bambino. Le ha fatto eco l’avvocato Marco Scarpati che tutela i genitori del bimbo costituitisi parte civile nel procedimento e sempre presenti alle udienze con grande compostezza, nonostante abbiano ascoltato narrazioni che definire sgradevoli è il minimo.

«Il piccolo ha subìto danni gravissimi – spiega l’avvocato Scarpati – basti pensare che per tre settimane era stato curato temendo seriamente per la sua salute, per non parlare delle lesioni individuate».

E non a caso i giudici – nella sentenza – hanno disposto un risarcimento di 30mila euro per la famiglia. L’imputato – un marocchino di 37 anni, da oltre un anno in carcere – da sempre nega e l’ha fatto anche nella deposizione fatta a processo. L’avvocato difensore Giuseppe Caldarola – affiancato in questo processo dai consulenti Umberto Nizzoli e Daniela Beltrami – instilla dubbi, dice che quella del bambino è solo una testimonianza indiretta perché mediata dalla madre. In soldoni, per la difesa le indagini della questura non hanno portato prove certe, in special modo scientifiche. Il collegio giudicante smentirà queste tesi e fra due mesi se ne conosceranno le motivazioni.

In mattinata la testimonianza-shock della psicologa e psicoterapeuta Erika Cocconi dell’Ausl. Innescata dai servizi sociali, la professionista ha incontrato il bimbo 27 volte, traendone un quadro terribile: in lui covava molta rabbia, aveva difficoltà nel sonno, mostrava comportamenti autolesionistici, rivelava dettagli sessuali che sgomentano, esclude suggestioni provenienti dalla famiglia. «Ho dei vermetti nella testa – diceva il piccolo all’esperta dell’Ausl – e anche se non voglio pensarci, vi sono lo stesso e mi fanno arrabbiare». Da un anno mostrava questi sintomi... —




 

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