Tutti al campetto per l’addio a Kobe. Grande successo dell’One Last Shot
Commozione a Montecavolo, dove è cresciuto Bryant. Tante magliette con i numeri 8 e 24 anche a Vezzano
REGGIO EMILIA. Ha fatto il pieno di appassionati di basket, ragazzi e adulti tifosi di Kobe Bryant, “Il Campazzo” dell’oratorio Don Bosco di Montecavolo per l’ultimo saluto al “Black Mamba”, che proprio a Montecavolo ha abitato e giocato dal 1989 al 1991, quando suo padre Joe indossava la maglia delle Cantine Riunite (lo sponsor che in quel periodo campeggiava sulle maglie della Pallacanestro Reggiana) in serie A.. È successo nell’ambito dell’iniziativa “One last shot” che – proprio come tributo a Kobe Bryant, tragicamente morto domenica scorsa insieme alla figlia Gianna e altre sette persone – si è svolta in tanti campetti di tutta Italia. Nel Reggiano, oltre a Montecavolo, sportivi e tifosi si sono riuniti anche a Vezzano.
QUI MONTECAVOLO
Dopo il saluto del sindaco di Quattro Castella Alberto Olmi a tutti i partecipanti, e il minuto di silenzio e raccoglimento proprio sul campo dove da ragazzo Kobe centrava ripetutamente la retina, sono iniziati i tiri a canestro con l’attenta e competente regia di Alessandro Cervi e dei suoi collaboratori: i ragazzi da una parte e gli adulti dall’altra. È stato un pomeriggio di raccoglimento e commozione, ma anche di divertimento, per questa stella della NBA che proprio a Montecavolo ha iniziato a prendere confidenza con quel canestro al quale ha dedicato tutta la sua vita sportiva, diventando uno dei giocatori più forti di tutti i tempi.
«Kobe era uno di noi – ha sottolineato Alessandro Cervi – aveva già da ragazzo un grande talento, ma non avremmo mai pensato che a soli 18 anni avrebbe debuttato nella NBA».
Sulla stessa lunghezza anche Andrea Bertolini : «Dopo la scuola – ha ricordato – veniva sempre qui a giocare. Per lui non era importante essere da solo o in compagnia: era importante andare e tirare a canestro e lo faceva per ore e ore, senza stancarsi mai di giocare».
Un altro amico d’infanzia di Kobe, che abitava vicino al Black Mamba e che ha partecipato ai tiri a canestro, è Adil che ha così ricordato la stella americana e reggiana d’adozione: « Abitavo vicino a Kobe ed era un ragazzo socievole, al quale piaceva molto fare attività sportiva. A volte giocava anche a calcio, non solo basket: peccato che sia morto così giovane, perché avrebbe certamente dato ancora molto al basket come coach ed educatore».
Al termine di questa tappa castellese dell’iniziativa “One Last Shot”, che ha radunato al Campazzo di Montecavolo tantissimi fans del Black Mamba, tutti a tavola a degustare “il gnoc fritt” preparato dai cuochi dell’Oratorio Don Bosco.
QUI VEZZANO
Ha superato le aspettative degli organizzatori, anche a Vezzano, l’affluenza di persone all’evento di commemorazione “One Last Shot” per ricordare Kobe Bryant, sua figlia Gianna e le altre sette vittime del terribile incidente in elicottero avvenuto il 26 gennaio. Grazie alla partecipazione del Comune di Vezzano sul Crostolo, della società Us Vezzano calcio, delle forze dell’ordine e della Croce Rossa, nel campo da basket di via Tintoria di Vezzano si è potuto dar vita, in brevissimo tempo, a un grande e sentito evento, che ha raccolto centinaia di adesioni di sportivi e tifosi provenienti da tutta la provincia.
Hanno partecipato alla commemorazione anche i sindaci Stefano Vescovi di Vezzano e Nico Giberti di Albinea, non solo in vesti istituzionali ma anche e soprattutto come appassionati dello sport.
Durante il pomeriggio, si è tenuto in contemporanea – a Vezzano come a Montgecavolo, come in tutta Italia – un minuto di silenzio in ricordo delle nove vittime dell’incidente, dopodiché a Vezzano è intervenuto Davide Giudici, grande amico di Kobe Bryant ed ex compagno di squadra del fenomeno dei Lakers, quando giocavano nelle giovanili della Pallacanestro Reggiana.
Giudici, molto emozionato, ha ringraziato con il cuore gli organizzatori dell’evento, per aver creato e portato avanti un progetto così spontaneo. In seguito Davide Giudici ha raccontato alcuni aneddoti su Kobe giocatore e su Kobe uomo, sfatando molte leggende metropolitane e soffermandosi sulla importanza della cosiddetta “Mamba Mentality” e sul dare sempre il massimo in ogni ambito della vita, senza mai accontentarsi, e continuare sempre a migliorarsi. —
Daniele Magnani
Giuseppe Orlandini
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