Gazzetta di Reggio

Reggio

il rientro 

I 5 tecnici emiliani in quarantena a Cecchignola

2 MINUTI DI LETTURA





CASALGRANDE. Sono a Roma, in un ambiente militare protetto a Cecchignola, a ormai 8.600 chilometri da Wuhan. Per Giuseppe Notaristefano, Michel Talignani, Paolo Ghiddi, Luciano Catti e Fabio Carino il peggio è passato.

Non potranno vedere i loro familiari fino a metà febbraio, ma almeno il focolaio del Coronavirus è lontano. I cinque tecnici, due dipendenti e tre collaboratori esterni della System Ceramics di Fiorano (Modena), quando sono partiti dall’Italia per andare a installare un macchinario per una fabbrica di piastrelle della periferia di Wuhan tutto si potevano immaginare ma certo non un rientro in Italia alla Top Gun, con tanto di volo su un Boeing 767 dell’Aeronautica Militare.

Dopo giorni in cui, chiusi all’interno dell’Hotel Sheraton, avevano lamentato problemi di collegamento con il consolato italiano a Pechino e assenza di informazioni precise – tramite Paolo Ghiddi di Salvaterra, il quale si era fatto portavoce del gruppo – la situazione si è sbloccata.

Il Boeing del 14esimo Stormo dell’Aeronautica è arrivato a Wuhan con a bordo personale medico e infermieristico. Era partito dall’Italia all’alba di domenica. Una tirata di una decina d’ore all’andata e al ritorno: ripartenza dalla Cina intorno alla mezzanotte, ora italiana, per essere ieri, poco dopo le 10, a Pomezia sulle piste di Pratica di Mare. Per i 56 italiani imbarcati sul volo, compresi i cinque tecnici emiliani, sono scattati i controlli all’arrivo, coordinati da un team dell’Istituto Spallanzani di Roma. Poi un altro trasferimento, di una ventina di chilometri, fino al complesso militare di Cecchignola a Roma. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google