Il primato del rimpianto reggiano? Ai padanissimi Portici della Trinità
La Gazzetta propone una serie di album dedicati agli errori e alle scelte da non ripetere Così, nel 1952, una speciale caratteristica architettonica della città fu polverizzata. Per sempre
storia
“Quel che non fecero i bombardamenti fecero gli uomini” è il titolo della serie di pagine che la Gazzetta dedica a quelle porzioni di città sparite, demolite, ed oggi rimpiante. Ma la nostra iniziativa non è mirata al rimpianto, men che meno a una questione nostalgica, ma a quella del raffronto con la contemporaneità. Della serie: errori da non ripetere, scelte da non replicare.
Si comincia con la distruzione dei Portici della Trinità, Isolato San Rocco, cortina d’accompagnamento delle odierne piazze dei Martiri del 7 Luglio e della Vittoria.
Dalla Cittadella alla fontana zampillante. L’isolato San Rocco trae il suo nome dalla scomparsa chiesa omonima, che prima si chiamava di San Matteo, risalente -si presume- al XI e situata tra i due ex moderni cinema Boiardo e Ambra.
L’edificio era sottoposto all’egida del potente monastero benedettino di San Prospero extra moenia . È bene anche riportare che in angolo tra piazza Cavour e l’inizio della via, dove cominciavano i portici (e dove esisteva il primo negozio Vaiani), sorgeva un oratorio quattrocentesco dedicato a Sant’Onofrio.
Di fronte ai portici dal 1339 a metà Ottocento, sorse la possente Cittadella gonzaghesca, con le perimetrali fosse. Voluta dal truce mantovano Feltrino, quest’angolo cittadino è descritto dal Balletti, nella sua interessante Storia di Reggio Emilia dedicata ai giovani, (2018, pag.348, Antiche Porte Editrice) “Teneva questa fortezza l’area occupata dal Municipale, dai Giardini e dal macello: aveva forma di quadrilatero cinto di mura, di torri e fosse. Un ponte levatoio e una porta a mezzogiorno [circa davanti all’attuale chiesa di San Francesco] mettevano alla città e si usciva alla campagna per la porta di San Nazario, o del Soccorso, propugnacolo d’estremo rifugio [incrocio delle vie Allegri, Fogliani e Isonzo]”.
Per farla si abbatterono case, quasi 150, chiese e torri; quella del potente convento di San Prospero lì vicino venne mozzata. Dentro una piccola città con case, botteghe, orti, palazzo ducale e chiesa annessa. Quella dei Santi Nazario e Celso che esistente già ai primi anni del Duecento quando dai Canonici di San Prospero (in castello) fu ceduta al monastero fuori mura suddetto. Era circa dove oggi c’è la fontana dei Giardini pubblici.
Parrocchia già nel 1315, nei secoli successivi subì diversi rifacimenti, alcuni di pregevole fattura nel 1691 si innalzò la torre campanaria. Nel 1857 venne definitivamente abbattuta recuperando i materiali edili che finirono nella vicina San Francesco. Poi, dopo il 1848, diversi progetti proposero una sistemazione dell’area divenuta libera.
Il vecchio agglomerato di San Rocco fu abbattuto nel 1952. Nel maggio di quell’anno l stampa locale titolava: “Chirurgia Estetica Cittadina” e ritraeva il sindaco Campioli fattosi per l’occorrenza picconatore.
Angelo Spaggiari ha, saggiamente, riproposto quella storica immagine in “Viaggio nella Reggio Scomparsa”. Il segnale che si volle dare era quello di modernizzare quest’angolo di città e non solo, anche per dar da mangiare ai reggiani da poco usciti dalla guerra. Vennero così cancellati per sempre gli eleganti e armoniosi portici “ottocenteschi” creati appositamente nel lato nord ovest affinché le dame e i loro cavalieri ducali non si bagnassero gli abiti di gala quando andavano a teatro. Parliamo dell’Ariosto, il cui incendio del 1851, fu prodromo per l’edificazione del Valli inaugurato nel 1857.
Di fronte ai portici ecco San Giacomo Maggiore o De Civitate Regii chiesa locata nell’area dove oggi c’è la Banca d’Italia e, si presume, risalente alla metà del 1100.
Nel 1518 iniziò un marcato restauro che fece stipulare un contratto anche con loscultore Bartolomeo Spani, per “abbellire” la facciata e gli interni. Attorno le sorgeva un borgo, della potente e nobile famiglia Tacoli, sulle cui vestigia si sono edificati all’inizio del XIX secolo i palazzi dietro la banca e si è aperta via Battaglione Toscano, lato sud di San Francesco. [/CAPOLETT2]—
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