Gazzetta di Reggio

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L’ISOLAMENTO DEL TEMUTO CORONAVIRUS 

Il reggiano Spallanzani considerato precursore anche della virologia

Luciano Salsi
Il reggiano Spallanzani considerato precursore anche della virologia

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È intitolato a Lazzaro Spallanzani l’Istituto nazionale per le malattie infettive, le cui ricercatrici hanno isolato il coronavirus che causa l’attuale epidemia seminatrice di un panico globale. Il fatto che le virologhe italiane siano state precedute in tale scoperta dai medici cinesi e dall'istituto Pasteur di Parigi non impedisce all’ospedale romano di rafforzare il suo meritato prestigio e di contribuire ad allargare la fama dello scienziato scandianese di cui porta il nome.

Spallanzani, in effetti, fu un precursore della virologia. Visse in un’epoca, il diciottesimo secolo, in cui non si capiva ancora la natura e l’azione degli “animaletti” che si incominciavano a vedere con il microscopio. Tuttavia gli spetta il merito di avere dimostrato l’infondatezza della teoria della generazione spontanea, già confutata nel Seicento da Francesco Redi. Risultava così validata l’ipotesi contraria, che la vita si possa generare soltanto dalla riproduzione di esseri viventi, per quanto invisibili ad occhio nudo. Sarebbe poi toccato a Louis Pasteur, nella seconda metà dell'Ottocento, il compito di liquidare definitivamentela l’idea che la putrefazione della materia produca microrganismi e di riconoscere le funzioni benefiche e malefiche dei batteri. Solamente alla fine di quel secolo si aprì infine la strada alla scoperta dei virus, che sono ancora più piccoli.

Spallanzani era il tipico esponente di una cultura che non praticava ancora la specializzazione e, almeno in Italia, era dominata e controllata dalla Chiesa. Non a caso prese gli ordini sacerdotali per potersi dedicare agli studi e divise il suo insegnamento fra le discipline più disparate.

Era nato a Scandiano nel 1729. Frequentò a Reggio il collegio dei gesuiti, che aveva sede nel palazzo San Giorgio, l'attuale biblioteca Panizzi. Nell'università di Bologna si laureò in biologia. Successivamente si specializzò in zoologia. La sua prima relazione scientifica fu il resoconto del viaggio compiuto sull’Appennino reggiano e al lago del Ventasso per indagare l’origine delle sorgenti. Nel 1757 insegnò greco nel seminario di Reggio, nonchè fisica e matematica nell’università, che era insediata nel palazzo Busetti. Nel 1769 gli fu assegnata la cattedra di storia naturale, che occupò fino alla morte, nell'ateneo di Pavia. Vi creò un museo di storia naturale che gli procurò una grande fama. Compì numerosi viaggi, tra cui quelli a Costantinopoli, nei Balcani e nelle Due Sicilie, per compiere osservazioni in ambito geologico e naturalistico. Nel 1785 fu accusato di avere rubato reperti del museo universitario. Dopo un anno, però, fu riconosciuta la sua innocenza e gli accusatori vennero condannati per calunnia. Morì nel 1799 a Pavia.

Gli studi che ne fanno un anticipatore della microbiologia e della virologia riguardano un dibattito che contrappone i materialisti ai vitalisti dal secolo dei lumi fino ai nostri giorni. I primi ritenevano che la vita potesse generarsi dalla materia senza un atto procreativo. Spallanzani, che era un abate ligio alla dottrina cattolica, fornì una prova convincente della tesi opposta. Un altro religioso, l'inglese John Needham, propendeva invece per la generazione spontanea avversata anche da Voltaire. Per dimostrarla pubblicò i risultati di un suo esperimento, che consisteva nel mettere del brodo di carne in un contenitore, sigillato a suo dire ermeticamente, e riscaldarlo ponendolo per alcuni minuti su della cenere calda. Nei giorni successivi nei contenitori tenuti a temperatura ambiente si rilevava nel brodo la presenza di “animaletti”. Della sua stessa opinione era il celebre biologo francese George-Louis Leclerc de Buffon. Egli sosteneva che le molecole organiche derivate dal disfacimento dei corpi possono riunirsi in modo spontaneo per dare origine a nuovi organismi.

Spallanzani demolì le loro convinzioni. Rifece l’esperimento di Needham ottenendo inizialmente gli stessi risultati. Quando però modificò i tempi di esposizione al calore, portandoli a 45 minuti, e mise a punto un sistema di chiusura ermetica dei contenitori, non rilevò più la presenza di vita. Lo scienziato scandianese approfondì gli studi sulla procreazione fino a produrre nel 1777 la prima fecondazione artificiale con uova di rana e rospo. Inoltre scoprì il sistema di ecolocalizzazione dei pipistrelli e si dedicò a studi sulla circolazione sanguigna e sul processo digestivo.

Portano il nome di Spallanzani un asteroide, un cratere di Marte, una specie di anellide, lo Spirographis Spallanzanii, e molte vie, piazze e scuole in tutta l'Italia. Nella nostra città gli era stato intitolato il liceo classico fondato nel 1861, che divenne poi liceo-ginnasio Ludovico Ariosto. Nel 1941, infatti, fu fondato il liceo scientifico, a cui fu trasferita l'intitolazione a Spallanzani. Dal 1997 i due licei sono unificati sotto l'insegna “Ariosto-Spallanzani”.

Sono dedicate allo scienziato anche la strada dei Musei civici e, a Scandiano, l'istituto scolastico comprensivo e la piazza con il suo monumento. —



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