Aemilia esportata in Veneto Chiesto il giudizio per 54 imputati tra i quali Bolognino e Blasco
MESTRE. Il pm di Venezia Paola Tonini ha chiesto ieri nell’aula bunker di Mestre il rinvio a giudizio per 54 persone indagate nel processo “Camaleonte”, che ha svelato una fitta rete di infiltrazione di ’ndrangheta in Veneto, in particolare tra Vicenza, Padova, Treviso e Venezia, giunta come gemmazione di Aemilia. Una trentina di imputati hanno già ipotizzato di chiudere la loro posizione con rito abbreviato, tre stanno valutando un patteggiamento, gli altri andranno a processo. All’apice dell’organizzazione, secondo l’accusa, vi sarebbero stati i fratelli Sergio, Michele – già al centro di Aemilia e condannati per i reati associativi – e Francesco Bolognino, oltre ad Antonio Genesio Mangone e altri imprenditori veneti che si sono prestati a false fatture e riciclaggio, reati che sarebbero stati finalizzati a ripulire il denaro della cosca Grande Aracri, che a giudicare da modalità di movimenti e penetrazione del tessuto economico veneto, sarebbe fortemente radicata nella regione. Oggi parleranno invece le difese, il 17 e il 18 febbraio ci saranno altre udienze.
A maggio invece il gup si esprimerà con la sentenza sui riti abbreviati richiesti. Tra questi potrebbe esserci Gaetano Blasco, calabrese ritenuto esponente della cosca a Reggio, oltre ai fratelli Bolognino e Mario Vulcano, tutti già condannati nel processo Aemilia. Intanto nel processo entrano la Regione Veneto, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia delle Entrate. Fuori tutti i sindacati: Cgil, Cisl e Uil (a differenza di quanto accaduto a Reggio Emilia).
Chi sarà al processo lo ha deciso il gup veneziano Francesca Zancan, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 54 imputati accusati di essere al servizio del clan di Nicolino Grande Aracri. Due giorni fa nell’aula bunker di Mestre sette ore filate di udienza. Ieri nuovo appuntamento dalle 9.30 per entrare nel vivo della discussione, con l’interrogatorio tra gli altri di Michele Bolognino, tra i principali imputati contro i quali si sono presentate le istituzioni.
Il governo del Veneto «nella persona del presidente Luca Zaia» chiederà i danni nei confronti di chi ha cercato «di estendere ad alcune province della Regione il potere di influenza e di intimidazione di stampo mafioso».
È quanto si legge nell’atto di costituzione presentato dall’avvocato Renzo Fogliata, accolto dal gup. Nessun riferimento al risarcimento chiesto che, secondo fonti, potrebbe essere sui 500 mila euro, la cifra liquidata alla Regione Emilia Romagna nel processo Aemilia. Del resto da una costola di quel procedimento è derivata l’inchiesta denominata “Operazione Camaleonte”, che fece scattare 33 ordinanze di custodia cautelare (in 13 finirono in carcere e 14 agli arresti domiciliari). —
E.L.T.
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