Bloccata nella città natale cinese che vive a Reggio
Ha 56 anni, è la compagna del prof Zavaroni ed è tornata in Cina il 17 gennaio «Per colpa del Coronavirus, quasi non può uscire di casa: controlli stringenti»
C’è anche la compagna di uno studioso reggiano, Adolfo Zavaroni, fra i cinesi bloccati nel loro Paese e impossibilitati a rientrare in Italia a causa dell’epidemia di Coronavirus.
È la 56enne Wu Jingzhi, una orientale insolitamente alta e slanciata che lo scorso 17 gennaio era sbarcata dall’aereo nella sua città di Shenyang, nel Nord-Est della Cina, vicino al confine con la Corea del Nord, per riabbracciare i familiari in occasione del Capodanno Cinese.
In coincidenza con il suo arrivo, però, è esplosa la malattia, che l’ha costretta al rigidissimo cordone sanitario imposto dalle autorità cinesi e condiviso dalla popolazione. Da allora vive confinata in casa. Aveva prenotato il volo di ritorno per il primo aprile, ma con tutta probabilità dovrà disdirlo.
La sua è una città molto industrializzata, con 8,3 milioni di abitanti, una quantità media per una nazione che ne conta un miliardo e 436 milioni. Si trova a circa 700 chilometri da Pechino e a 1800 chilometri da Wuhan, l’epicentro dell’infezione che è arrivata anche a Shenyang colpendo 75 persone, nessuna delle quali è morta, nell’intera provincia del Liaoning che ha più di 43 milioni di abitanti.
Il Coronavirus, perciò, ne ha contagiati solamente uno su 581 mila. Ciononostante le contromisure sono drastiche come nel resto della Cina. «Ogni attività – riferisce Zavaroni – è ferma. Le scuole e le fabbriche sono chiuse e quasi tutti stanno in casa. Esce una persona per famiglia per comprare la spesa. Le strade sono pressochè deserte. Chi entra in città viene fermato e controllato con la misurazione della febbre. In Cina il 2020 è l’anno del Topo, che è simbolicamente molto negativo, essendo il roditore un animale considerato nefasto da migliaia di anni. Jingzhi era andata sia per le feste del nuovo anno sia per farsi curare i denti. Aveva un appuntamento con un laboratorio dentistico per ieri, ma ha trovato un cartello con scritto: “Chiuso fino al 10 febbraio; poi telefonare per sentire se si aprirà in seguito”. Rimane quasi sempre in casa con i genitori anziani e i due nipotini. Si concede la libera uscita solamente la figlia, che è un’assistente sociale e, in quanto iscritta al partito comunista, è tenuta a prestare la sua collaborazione per 12 ore al giorno per fare fronte all’emergenza sanitaria».
Adolfo Zavaroni è un insegnante 78enne in pensione, già segretario della Cgil Scuola. Ha scritto libri di storia locale e da molti anni si dedica allo studio dell’etrusco e delle altre antiche lingue italiche. Ultimamente si è concentrato sulle iscrizioni liguri che ha rintracciato sulle pietre dell’Appennino.
Ne ha pubblicato l’interpretazione su siti web e una rivista belga specialistica. Dopo essere rimasto vedovo dodici anni fa ha conosciuto casualmente alla fermata dell’autobus l’attuale compagna, che era immigrata in Italia dopo avere divorziato dal marito cinese. —
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