Giro di fatture false decine di imputati chiedono lo sconto
REGGIO EMILIA. Sono quasi 50 gli imputati comparsi ieri a giudizio – tramite i loro avvocati – davanti al giudice per l’indagine preliminare Dario De Luca in seguito all’inchiesta Billions. Un’indagine relativa a «fatture false su scala industriale», come le aveva definite in prima istanza il gip, visto l’ammontare degli importi: 80 milioni di euro. Un affresco reggiano, formato da imprenditori e disoccupati, reggiani o calabresi, pregiudicati o incensurati, senza dimenticare un condannato di Aemilia. Una quarantina di questi, ieri, hanno chiesto per buona parte lo sconto di pena tramite la possibilità di accedere al rito abbreviato oppure al patteggiamento. Una decina sembra invece destinata al dibattimento, ma si tratta di posizioni più marginali. Le accuse contestate comprendono sia reati in concorso che, in un caso, la contestazione dell’associazione a delinquere semplice.
A finire in prima battuta ai domiciliari erano stati Salvatore Innocenti, 41 anni nato ad Augsburg (in Germania), l’imprenditore Pasquale Mazzei (41 anni nato a Crotone), Salvatore Ruggiero (44, nato a Cutro) e Giuseppe Aloi (nato in Germania). Quest’ultimo compare nell’inchiesta Aemilia contro la ’ndrangheta, condannato a 6 anni per impiego di denaro, di beni o utilità di provenienza illecita. A questi si era aggiunto poi il 45enne Giuseppe Lerose.
Le operazioni scritte sulle fatture sono state scandagliate e per buona parte sono risultate inesistenti agli occhi degli investigatori della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza di Reggio, che hanno arrestato nel settembre 2018 cinque persone, smontando pezzo per pezzo quel sistema formato al vertice da quelli che il gip aveva chiamato «commercianti di carta». Indagini in mano al sostituto procuratore Giacomo Forte, che ha poi chiesto il rinvio a giudizio alla lunga lista di indagati, che ieri hanno presentato istanza per il rito. —
E.L.T.
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