Gazzetta di Reggio

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criminalità organizzata 

Nel 2019 emesse 15 interdittive antimafia

Leonardo Grilli

A dirlo è il prefetto Maria Forte parlando davanti alla Commissione parlamentare: «Sono dominanti i gruppi calabresi»

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La mafia calabrese è dominante fra le organizzazioni criminali attive nel territorio reggiano e sta riorganizzando il suo business. Non più solo edilizia e cantieri, che però restano ancora i settori privilegiati, ma per riciclare i miliardi di euro guadagnati coi traffici illeciti la ’ndrangheta sta investendo anche in attività commerciali insospettabili. Tanto che nel 2019 sono state 15 le interdittive emesse dalla prefettura nei confronti di imprese reggiane.

È questo il quadro dipinto ieri dal prefetto di Reggio Emilia, Maria Grazia Forte, che ha parlato davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni, presso l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto a Roma.

A interrogare il prefetto reggiano circa lo sviluppo delle attività mafiose sul territorio, in particolare a seguito del processo Aemilia, sono stati il deputato Luca Migliorino del Movimento 5 Stelle, la deputata Wanda Ferro di Fratelli d’Italia e Nicola Morra, dei 5 stelle, senatore e presidente della stessa Commissione antimafia. Due principalmente gli argomenti di interesse dei parlamentari.

«L’ultima volta che siamo venuti sul territorio – ha spiegato Migliorino – mantenevate alta l’attenzione per far sì che nello spazio vuoto» lasciato con gli arresti di Aemilia «non si presentassero altre associazioni malavitose. State continuando su questa buona strada o c’è un rallentamento, soprattutto per quanto riguarda l’ascolto di associazioni e cittadini?».

Sul rapporto tra tessuto imprenditoriale e ’ndrangheta si è invece concentrata la deputata Ferro: «Mentre prima era una scelta della ’ndrangheta mettere sotto scacco i sani imprenditori oggi sembra che ci sia un connubio, una scelta reciproca come un matrimonio che in modo folle può garantire maggiore produttività. Lo avete riscontrato anche a Reggio? E quanto è forte la presenza della camorra, che si sta espandendo in Romagna?».

Netta e decisa la risposta del prefetto Forte, che ha spiegato come «l’attenzione del gruppo interforze è sempre mirata all’operatività» delle organizzazioni mafiose sul territorio, in particolare nei confronti «del gruppo calabrese, che è dominante rispetto a presenze siciliane o camorriste».

Per quel che riguarda «la diffusione dei principi di legalità, il dialogo è costante sia con le associazioni di categoria sia con i cittadini. Ogni anno teniamo ciclicamente un convegno per richiamare l’attenzione su questi aspetti e sulla gestione dei beni confiscati alle mafie e sto preparando una conferenza dedicata agli imprenditori. Bisogna sensibilizzare gli operatori del settore per far capire quali sono i rischi e le improvvide azioni che possono compiere» associandosi con la ’ndrangheta.

Inoltre, finito il periodo elettorale, il prefetto ha dichiarato l’intenzione di creare dei «comitati di Unioni di Comuni per richiamare l’attenzione degli amministratori locali» perché «territorialmente ci sono attività sulla legalità portate avanti anche dagli organismi locali» che, però, «da sole non bastano».

Tornando al connubio tra gruppi calabresi e aziende in precedenza sane, ha aggiunto il prefetto, «sono gli imprenditori in difficoltà e che hanno bisogno di liquidità a rivolgersi direttamente alla criminalità organizzata. Dalle nostre verifiche, le 15 interdittive emesse lo scorso anno riguardano società principalmente autoreferenziali», ovvero nate già con la mano della ’ndrangheta, «il coinvolgimento del territorio è marginale e riguarda solo pochi imprenditori».

Generalmente «si tratta sempre di un ambito circoscritto», ovvero quello edile, ma «stiamo vedendo un ampliamento dei settori, anche se marginale. In un caso siamo intervenuti per un’autorizzazione ad aprire una erboristeria, in un altro era la produzione di prodotti alimentari. Ma si è verificata anche l’imposizione dell’assunzione di personale e manodopera affiliato all’interno di un cantiere». —



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