Gazzetta di Reggio

Reggio

villa minozzo 

Ricordo di don Borghi «Un’icona della libertà che getta semi»

2 MINUTI DI LETTURA





Villa Minozzo. Raccoglimento, commozione, ma anche un profondo orgoglio per una figura luminosa nella storia italiana del XX secolo. Sono i sentimenti che hanno pervaso l’annuale commemorazione della fucilazione di don Paquino Borghi, parroco di Tapignola, avvenuta nel gennaio del 1944.

LA STORIA

Insediato da soli tre mesi nella canonica, fu arrestato e condotto a Reggio Emilia presso il poligono e ucciso assieme ad altre otto persone. Politica e fede riunite in una sola, esemplare figura, che è stata ricordata con la musica suonata dal corpo bandistico di Villa Minozzo, e nell’omelia di monsignor Giovanni Costi. Poi è stato il sindaco Elio Ivo Sassi, seguito dalla commemorazione degli studenti della scuola secondaria “G.Galilei” di Villa Minozzo, a ricordare la personalità di Don Pasquino.

«Uomo di fede ma anche autentico democratico: don Pasquino è un personaggio simbolo della nostra Resistenza – ha detto Sassi –. Una vera icona di quella libertà che getta i semi, tra le altre cose, della nascita della “Brigata Fiamme Verdi”, ricordo del materno perdono che spinge a graziare il giovane assassino del figlio. La conquista della libertà è un dovere e, citando Madre Teresa di Calcutta, il vero male di questa società è l’indifferenza».

Raccolta nella preghiera e nel ricordo, la popolazione ha seguito la commemorazione con grande raccoglimento. E spronata da quei valori di accoglienza che don Pasquino insegnava, accoglie i presenti in un banchetto davanti alla Chiesa, a fine cerimonia.

L’omaggio

Conclude il sindaco Sassi: «È stata ripristinata la chiesa di don Pasquino, ma manca ancora la canonica con il museo intitolato che già da tempo Alpi-Apc assieme al Centro Studi Fiamme Verdi sta cercando di portare avanti. Come citato dal libro di Rondanini, don Pasquino “muore per la patria”, e non dobbiamo dimenticare che il suo atto eroico è stata anche la scintilla, la freccia, che ha innestato nelle persone la coscienza del bisogno di libertà. La città è stata liberata dalla montagna e, come accaduto per le pietre d’inciampo posate qualche settimana fa, l’uomo ha bisogno della Memoria. Perché come sempre, certi fatti non si dimentichino». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google