«Sono rientrata da Pechino per non restare imbrigliata»
«Sono rientrata dalla Cina pochi giorni fa, più che altro per non rimanere bloccata come altri amici cinesi. Ciò non toglie che, a mio avviso, sull’allarme Coronavirus siano in circolazione tante fake news. Ho tutta l’intenzione di ripartire, appena le autorità lo consentiranno».
Carla Maria Luciano, 33 anni, racconta le poche settimane passate a Pechino per seguire una nuova collaborazione dell’Associazione Progetto Cina, una realtà promossa da Unimore con la collaborazione di Unindustria Reggio, che si occupa di scambi culturali. «L’associazione, per la quale lavoro da quattro anni, ha stretto un’alleanza con una scuola di Pechino che insegna l’italiano ai cinesi che vogliono proseguire gli studi in Italia – racconta Carla – Conosco la lingua e sono stata in Cina almeno cinque volte, al massimo per sei mesi: stavolta il soggiorno era di almeno un anno. Avevo appena iniziato a stringere amicizie».
L’allarme Coronavirus, però, ha scombinato i piani della modenese, partita con un visto per lavoro il 2 gennaio. «Fino al 20 gennaio l’allarme pareva confinato nella regione dell’Hubei, distante dalla capitale. Io ero così entusiasta e concentrata sull’ambientarmi che non seguivo nemmeno i media. Abbiamo iniziato a preoccuparci dal 23 gennaio, quando sono state applicate anche a Pechino le misure precauzionali: indossare la mascherina, lavarsi le mani, evitare luoghi affollati. La libertà è stata limitata; abbiamo iniziato a rinchiuderci a casa di uno o dell’altro. In più il lavoro era fermo perché tutti i cinesi sono tornati nei luoghi d’origine per il Capodanno; con il forzato prolungamento delle ferie, la scuola è rimasta chiusa e sono stati istituiti corsi online. Quando la mia convivente cinese mi ha riferito che non poteva più rientrare a causa del cordone sanitario, ho iniziato a impensierirmi. I timori dei miei familiari hanno fatto il resto».
È a quel punto che Carla ha iniziato a cercare notizie sui siti cinesi e internazionali. «La mia impressione è che siano circolate tante fake news o informazioni contraddittorie: sull’origine del virus ho letto di tutto. I video diffusi, sulle persone che cadono a terra per strada, in realtà secondo alcuni siti sono stati girati in contesti diversi».
Dopo aver scattato foto dei doppi controlli in aeroporto la 33enne, ora «in Abruzzo dai genitori perché avevo disdetto la mia casa», è rimasta in contatto con i colleghi rimasti a Pechino. E l’augurio è che «l’allerta si risolva, così posso tornare». —
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