Gazzetta di Reggio

Reggio

scandiano, il processo 

Legale ancora condannato stavolta per maltrattamenti La ex: «È libero, ho paura»

Tiziano Soresina

Un anno fa la pena definitiva in Cassazione per stalking, ora 2 anni e 4 mesi di condanna per botte e sequestro di persona Lui: «Non c’entro, farò appello» 

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Da sei anni un’insegnante 49enne dice di vivere un vero e proprio incubo, da qui la decisione d’incontrare i cronisti – affiancata dall’avvocato Marco Dallari che la tutela – e raccontare cosa le sta accadendo: «Ho paura del mio ex marito, temo che possa farmi di nuovo del male, in quanto è ancora a piede libero ed è pericoloso».

Parole sofferte che tradiscono ansia, perché di mezzo vi sono due processi e una separazione coniugale a dir poco battagliata. E l’ex marito che di recente ha incassato la seconda condanna è un avvocato 52enne, negli ultimi tempi finito due volte alla sbarra da quando il suo matrimonio è crollato, dopo 17 anni di convivenza. Entrambe le indagini sono state coordinate dal pm Valentina Salvi.

Una perizia dice che il 52enne – di cui non forniremo le generalità, per tutelare la privacy della figlia minorenne – non è infermo di mente. «Ma lui si comportava in modo patologico – rimarca la donna – ed è sempre stato morbosamente geloso. Poi io ho chiesto la separazione dal 2014. Il 22 febbraio 2015 mi picchiò selvaggiamente perché gli avevo ribadito che il nostro matrimonio era finito. Quel giorno fu mia figlia, ancora piccola, ad aiutarmi a chiamare i carabinieri per chiedere aiuto».

Accusato di stalking, il professionista in primo grado era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, pena confermata anche in Appello e poi, il 14 gennaio 2019, dalla Cassazione. Il legale era stato pure arrestato nel giugno 2015 per aver violato il divieto di avvicinamento alla donna e aveva trascorso un periodo in carcere. Poi, da alcune testimonianze emerse nel processo, è scaturito il nuovo filone giudiziario a carico dall'avvocato: per vicende collocate tra il 2014 e il 2015, l'avvocato è stato accusato di maltrattamenti, lesioni aggravate e sequestro di persona.

Maltrattamenti “con botte, minacce e pretese di rapporti sessuali contro la sua volontà”, ma nel capo d’imputazione si legge anche che l’uomo si era presentato nella scuola dove l’ex moglie insegna “pretendendo di parlarle durante l’attività didattica e appostandosi”, inoltre avrebbe imposto di conoscere gli orari di lavoro dei colleghi “per verificare se le ore libere combaciassero, così da renderle impossibili relazioni extraconiugale”, oltre a contattarla al telefono “fino a 50 volte al giorno”. Ma non finisce qui. L’avrebbe chiusa a chiave in cucina più volte, per poi prenderle il telefono e allontanarsi per ore, infine il pestaggio del febbraio 2015 (lesioni per la donna giudicate guaribili in 27 giorni). Un “quadro” ritenuto provato dal gup Luca Ramponi nel rito abbreviato: da qui la condanna a 2 anni di reclusione e 3mila euro di multa. Il pm Salvi aveva chiesto 3 anni di carcere. Parallelamente va avanti la separazione, ora approdata in Appello visto che lui ha impugnato.

Troppe tensioni: «Resto preoccupatissima – aggiunge l’ex moglie – perché l’anno scorso, qualche mese dopo la Cassazione, si è ripresentato a casa mia. Ha ribattuto di essere un uomo libero e ho dovuto chiamare i carabinieri...». L’avvocato Dallari intende intervenire ulteriormente: «Chiederò alla Procura di disporre una misura restrittiva che possa tutelare la mia assistita. Doveroso, comunque, ringraziare il pm Salvi e i carabinieri di Scandiano per il prezioso lavoro». E il 52enne? Per lui parla l’avvocato difensore Simone Bergamini: «Il mio assistito si proclama innocente rispetto a tutte le accuse. Attenderemo le motivazioni di quest’ultima sentenza e poi faremo appello». La difesa conferma che l’ex marito – su cui pende la pena definitiva per stalking – è a piede libero: «Un anno dopo, non abbiamo ancora ricevuto dalla Procura l’ordine di esecuzione della pena. Poi avremo trenta giorni per chiedere una misura alternativa al carcere». Insomma, da una parte l’intenzione di proseguire la battaglia legale, dall’altra una donna che vive nel terrore. —



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