Rubate 150 forme di Parmigiano Reggiano, la rabbia del casaro: «Scaveremo un fossato contro i ladri»
Furto compiuto di notte nel magazzino dell’azienda agricola Fratelli Canovi, a Canali. Il titolare: «Per difenderci non resta che tornare all’antico»
REGGIO EMILIA. La banda dei predoni del Parmigiano Reggiano è tornata. E ha messo a segno, nottetempo, un colpo in un magazzino di Canali dove sono sparite 150 forme di diversa stagionatura, per un valore approssimativo di 60mila euro.
Ad essere stata presa di mira stavolta è stata l’azienda agricola Fratelli Canovi di Viller e Primo Ferdinando, che ha la sede legale a Quattro Castella, ma è affittuaria del caseificio della Razza.
In via Monterampino 2 all’angolo con via Tassoni, sulla strada principale di Canali, si trova un unico fabbricato che racchiude lo spaccio alimentare (formaggi e salumi), sul retro il caseificio con lo stabile di stagionatura depredato, proseguendo il casolare rurale dell’azienda agricola e infine l’agriturismo (camere e ristorante) di proprietà di Paolo Zoboli. Proprio per proteggere la vasta area Zoboli ieri ha lanciato una provocazione: «Per innalzare la sicurezza scaveremo un fossato tutto intorno al caseificio. È l’unico modo per difenderci, visto che tutte le misure prese finora non fermano i malintenzionati».
Il colpo è stato messo a segno da professionisti a mezzanotte e mezza della notte tra martedì e mercoledì. L’orario è certo perché è subito scattato l’allarme: il custode è andato di persona a verificare che non fosse un falso allarme e ha visto allontanarsi un’auto nera ed un furgone, lanciando immediatamente l’allarme al 112. Ma il breve lasso di tempo passato dalla richiesta di aiuto all’arrivo sul posto dei carabinieri della Compagnia di Reggio Emilia è bastato alla banda per portare a termine l’azione furtiva.
Quindici minuti: solo quindici minuti hanno impiegato i ladri, secondo quanto hanno mostrato le telecamere dell’impianto di videosorveglianza. Queste ultime però non hanno filmato gli autori, evidentemente ben informati visto che si sono mossi (e hanno posizionato il furgone) in punti non coperti dagli occhi elettronici.
Secondo quanto ricostruito dai militari, che hanno eseguito un accurato sopralluogo, i ladri sono sopraggiunti dal retro: hanno rotto in due tratti la rete di recinzione, hanno raggiunto il deposito di stagionatura, tagliato e alzato l’inferriata e sono penetrati all’interno, mentre i complici avvicinavano all’ingresso un mezzo pesante. È subito iniziato un lavoro di prelievo “a catena”, per caricare le forme sul furgone.
Non è dato sapere quante persone abbiano preso parte al colpo, ma per eseguire il trasbordo in tempi così rapidi è probabile che la banda fosse composta da sei o sette persone, che - dalla traccia di pneumatici rimasta sempre sul retro - sono fuggiti con il prezioso carico. Il “palo” o i “pali” erano sull’auto nera. In seguito nel perimetro dell’azienda agricola sono state rinvenute delle sbarre di ferro, si presume utilizzate dai malviventi per aprirsi un varco nella recinzione.
Sulla vicenda i carabinieri hanno avviato le indagini per furto aggravato a carico di ignoti. Elementi utili potrebbero arrivare dalle telecamere comunali di Canali, che saranno visionate e analizzate.
«C’è un’indagine in corso, preferisco non fornire dettagli», è stato il commento del casaro Viller Canovi. Mentre il proprietario Paolo Zoboli ha espresso il suo rammarico. «Siamo assicurati, ma la sensazione che ti lasciano questo genere di intrusioni è davvero sgradevole. Sono entrati in casa nostra e l’hanno devastata. Inutile ripristinare la recinzione, per difenderci non resta che tornare all’antico», ha detto l’uomo mentre era accanto al trattore intento a scavare il fossato.
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