Trasloca il Remida Food «Ci serve l’aiuto di tutti»
L’associazione gestisce raccolta e distribuzione di cibo per le famiglie bisognose Aleotti: «Andremo nella vecchia sede dell’Olmo, sabato le manovre. Venite»
MONTECCHIO. «Sono certo che il mio appello non andrà perso nel vento. In tanti sabato mattina ci aiuteranno. Questo sarà un autentico momento dove la comunità lavorerà assieme per la comunità».
Usa un gioco di parole molto forti, Bruno Aleotti che in questo contesto ricopre il ruolo di semplice cittadino, ma che nella vita si occupa di famiglie, di solidarietà, di affidi e dallo scorso 26 maggio è assessore alle Polistiche sociali, associazionismo e sanità. «Un ruolo che però qui non conta – rimarca Aleotti – perché questa esperienza nasce ben prima del mio impegno nella giunta del sindaco Fausto Torelli. Per questo ci tengo che qui si parli solo di quanto accadrà, senza inquadramento politico o interessi dell’amministrazione».
Di cosa sta parlando?
«Del trasloco che andremo a realizzare sabato 8 a partire dalle 9, del Remida Food, l’associazione che gestisce dal 2010, la raccolta e la distribuzione di cibo e alimenti per le famiglie bisognose di Montecchio».
Parla della struttura che si trovava nella sede ex Coop voluta da Paolo Colli?
«Sì, all’ex sindaco dobbiamo questa bella iniziativa che poi è proseguita tra le mille difficoltà dei servizi sociali finiti al centro delle cronache per una vicenda che ha rischiato di paralizzare un mondo del volontariato che ha coinvolgimenti ampi e variegati. Quella degli affidi e delle famiglie è solo una parte, di un complesso sistema che si regge soprattutto sulle persone. Se in Val d’Enza è sopravvissuto anche se con fatica, lo dobbiamo soprattutto ai volontari e a chi ha retto il colpo pensando solo al prossimo».
Andiamo per gradi. Cosa fa Remida Food?
«Cerca cibo, donato da negozi, centri commerciali e attività private da raccogliere nella sede di Montecchio e smistare poi alle circa sessanta famiglie che ne hanno fatto richiesta. Famiglie bisognose, senza dubbio, ma che hanno diritto a sopravvivere e mantenere una propria dignità in attesa di tempi migliori. La raccolta e la distribuzione avvengono grazie a diverse associazioni di volontariato che, ognuno con le sue competenze e disponibilità, si occupano di gestire questa attività che non fa parte del Terzo settore e quindi necessita di altri per il quotidiano».
La sede, ora, cambierà.
«I lavori delle aree sportive, comprendono anche la chiusura della struttura ex Coop che quindi necessitava lo spostamento anche della sede di Remida Food. Sono stati individuati come idonei i locali della vecchia sede dell’Olmo in Strada Barco, dove c’è la sede del Centro Giovani. Due stanze di cui una adibita a magazzino e l’altra come accoglienza dove chi viene a ritirare il proprio pacco, possa anche trascorrere un po’ di tempo in serenità, portando anche i bambini».
Perché dice che la comunità lavorerà per la comunità?
«Perché avevamo la possibilità di fare eseguire il trasloco dalla vecchia alla nuova sede, affidandoci a una ditta specializzata, pagando il servizio. Abbiamo però pensato che una famiglia in difficoltà debba essere anche un problema la cui soluzione non debba essere lasciata solo all’amministrazione, ma anche alla intera comunità. Quindi chiediamo a tutti coloro che possono, come privati cittadini e senza colori politici, di venire a darci una mano per fare il trasloco. Sarà un modo per aiutare l’intera comunità e che consentirà di conoscere una realtà che, oltre al sostegno materiale delle persone, ha bisogno a volte, anche di una parola di conforto. Le persone in difficoltà possono esserlo per mille motivi e proprio per questo, la prima cosa che perdono è l’autostima e la dignità. Noi dobbiamo, come comunità, impedire tutto questo. Il trasloco è solo un mezzo per far si che questa gente vedano stringersi attorno a loro, il cittadino che si gira dall’altra parte».
Ha più volte sottolineato di non volere inquadramenti politici in questa vicenda.
«E lo ribadisco. Ho invitato persone di ogni corrente politica, di idee differenti e di provenienza tra le più variegate. Sabato non ci servono bandiere o colori, ma braccia forti e tanta voglia di fare insieme. La comunità la facciamo e la distruggiamo noi. Sta a noi cittadini, decidere se vogliamo una Montecchio migliore oppure no. I muri si costruiscono mattone dopo mattone. Sabato spero, verrà ricordato come la posa della prima pietra. Il cammino è lungo, ma eventi come questo, possono aprire fronti in una sorta di aspetto domino che mi auguro sia infinito». —
Alessandro Zelioli
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