Un anno di passione per l’artigianato Chiuse 188 aziende e persi 500 posti
A pagare il prezzo della crisi soprattutto le botteghe Andamento positivo per le attività del settore terziario
REGGIO EMILIA. Anno difficile, il 2019, per l’artigianato reggiano. Soprattutto per le imprese più piccole, le “botteghe”, che hanno lamentato più chiusure che nuove aperture.
Lo segnala l’ufficio Studi della Camera di Commercio che ha registrato un calo dell’1% del totale delle aziende iscritte nel Registro provinciale. In pratica 188 unità in meno con totale generale fermo a 18.453 imprese. Una flessione tutto sommato modesta che però ha coinvolto l’1,2% degli occupati con la perdita di 500 posti di lavoro su di un totale di 41.300.
La variazione del numero di aziende iscritte si è riflessa in modo significativo anche sulla loro articolazione. Sono infatti cresciute quelle con forma giuridica più strutturata tanto che delle 1.632 nuove aperture dello scorso anno 249 (pari al 15,3%) sono società di capitale, e solo 91 sono quelle cessate per cui il risultato finale è positivo di 158 unità. Il totale a fine 2019 ha raggiunto le 1.430 unità (+ 14,4% del 2018) con 650 ulteriori occupati ora saliti a 8.218.
Discorso nettamente diverso per le imprese individuali e le società di persone. Per le prime le nuove aperture sono state 1.278 ma nello stesso tempo ben 1.326 botteghe artigiane hanno chiuso i battenti. Il saldo fra iscritte e cessate è dunque negativo per 48 imprese ed il divario è ancora più sensibile (-85) per le società di persone. A farne le spese sono stati i lavoratori: 569 occupati in meno nelle ditte individuali e 554 nelle società di persone.
Passando ai settori economici toccati da queste variazioni si nota un andamento positivo nella maggior parte delle attività del terziario di supporto alle imprese con specialisti di comunicazione, esperti di produzione di software, consulenti informatici, disegnatori tecnici, grafici, elaboratori di dati: erano 195 nel 2018 sono diventati 207.
Niente male anche noleggi e servizi integrati di supporto alle funzioni di ufficio (ora a 359 unità + 2,6% in un anno) e per chi si occupa di attività professionali, scientifiche, tecniche, soprattutto disegnatori e grafici per pagine web e ideatori di campagne pubblicitarie.
In crescita dello 0,4% anche le imprese che si dedicano ai servizi per le persone, ora a quota 1.786, e sono salite da 69 a 82 quelle che operano in campo sanitario e nell’assistenza sociale.
I settori artigianali più numerosi restano quelli delle costruzioni (pari al 48,1% del totale scesi però di 91 unità a quota 8.880 imprese) ed il manifatturiero (22,6% con una flessione di 73 unità ora a quota 4.176).
Flessioni ancora più marcate fra chi opera in trasporti e magazzinaggio dove le aziende artigiane sono scese da 984 a 941 unità (con una contrazione del 4,4%), per l’attività di ristorazione (da 547 a 532 imprese) e per lavori connessi all’agricoltura (diminuite di 6 unità). —
L.V.
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