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guastalla, il processo 

Rifiuti e abusi edilizi nel campo nomadi Condannati due coniugi

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GUASTALLA. È giunta a sentenza la vicenda di una piccola comunità rom che aveva acquistato – in via Pallone Ultimo al civico 2, nella frazione di San Giacomo – uno stabile con intorno del terreno dove c’era un laghetto poi tombato. Il Comune, per questo abuso, aveva sporto denuncia per danno ambientale e, con ordinanza, aveva imposto il ripristino del laghetto. Opera mai eseguita: l'ente ha così requisito quest’area. A processo marito e moglie – il 57enne Ekrem Husovic e la 52enne Zubra Halilovic – nei guai per opere edilizie senza permessi o modifiche della destinazione d’uso: un magazzino divenuto abitazione, un fabbricato destinato a servizio igienico, un ripostiglio, un prefabbricato in legno utilizzato come casa, due baracche metalliche sempre abitate. Fra le accuse anche il laghetto riempito (non si sa con che materiali), inoltre Husovic è alla sbarra per la raccolta non autorizzata – in quell’area – di rifiuti pericolosi e non pericolosi ( materiali metallici, un motore, otto pneumatici, quattro batterie esauste, pezzi di elettrodomestici). Il tecnico dell’Ausl – presente ai sopralluoghi del 2016 e 2018 – conferma in aula le accuse e sottolinea come fossero presenti «7 adulti e 4 minori in età scolare ma mai portati sui banchi» oltre a «condizioni igieniche precarie, tali da non poter condurre una vita normale». La Procura chiede per gli imputati 8 mesi di detenzione e 2.700 euro di multa. L’avvocato Luca Monticelli – rappresenta il Comune di Guastalla costituitosi parte civile – fa presente che l’area è stata bonificata dall’amministrazione, affrontando spese non indifferenti, da qui la richiesta di 100mila euro di danni e una provvisionale di 30mila euro. Il difensore Alessandro Carrara invoca la prescrizione («Questa situazione andava avanti da molti anni») e l’assoluzione per il «palese stato di necessità della comunità». Al termine il giudice Sarah Iusto condanna Husovic a 5 mesi di reclusione e la moglie a 1 mese, inoltre entrambi al pagamento di 60mila euro d’ammenda per gli abusi edilizi (il marito anche 1.800 euro per la raccolta-rifiuti). Sul risarcimento-danni al Comune, il giudice rinvia la quantificazione in sede civile. —

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