Gazzetta di Reggio

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I RISVOLTI ALLA mediopadana  

Treni in ritardo o soppressi «ma non ci arrabbiamo»

Martina Riccò
Treni in ritardo o soppressi «ma non ci arrabbiamo»

Il deragliamento del Frecciarossa a Lodi ha avuto ripercussioni anche a Reggio I pendolari non perdono le staffe: «Morte due persone, c’è poco da aggiungere»

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Una mattinata difficile, quella di ieri, iniziata con la spaventosa notizia del deragliamento del Frecciarossa Mille a Ospedaletto Lodigiano, nel comune di Lodi, e la tragica appendice dei due morti nello schianto, i macchinisti Mario di Cuonzo, 59 anni, e Giuseppe Cicciù, che di anni ne aveva 52.

Per cause ancora tutte da chiarire la carrozza motrice si sarebbe staccata dal resto del convoglio, facendo ribaltare le prime due carrozze. Nell’incidente – che oltre ai due morti ha provocato 31 feriti – un binario è stato completamente tranciato e l’altro deformato.

Dalle 5.30, dunque, la circolazione sulla linea ad alta velocità Milano-Piacenza è stata sospesa, e tutti i treni in entrambe le direzioni sono stati instradati sulla linea convenzionale Milano-Piacenza. Ne sono conseguiti ritardi – anche superiori ai sessanta minuti – che hanno toccato anche la stazione Mediopadana di Reggio Emilia, e dunque i pendolari reggiani.

LA SITUAZIONE A REGGIO

Il tabellone segna qualche ritardo (quindici, trenta, cinquantacinque minuti nel peggiore dei casi) e qui e là spunta la scritta “cancellato”, ma quando verso le 10 arriviamo alla stazione Mediopadana la situazione è piuttosto tranquilla. Alcuni viaggiatori scendono da un treno. Tra questi Carlo Iacono Poerio, appena arrivato a Reggio con la famiglia. «Veniamo da Napoli – ci dice un po’ trafelato – dovevamo arrivare 45 minuti fa ma sappiamo che c’è stato un deragliamento, quindi oggi ci è andata anche bene. Non abbiamo coincidenze da prendere, per fortuna, ci dobbiamo fermare qui. Ma adesso speriamo che arrivi l’autobus...».

Anche Alessandro Terzi era sullo stesso treno: «Io sono salito a Firenze – spiega – sono tornato a casa perché oggi non lavoro. Anche per questo non sono preoccupato di essere in ritardo».

Sicuramente se fossimo arrivati prima, nell’orario in cui i pendolari affollano le banchine, avremmo trovato un clima più teso, ma il parcheggio pieno di automobili (così come il “sabbione”, le rive dei fossi, il ciglio della strada fino alla rotonda di Mancasale...) ci fa pensare che, in un modo o nell’altro, tutti siano riusciti a partire.

Mentre ci fermiamo nella sala d’aspetto, davanti al tabellone degli orari, vediamo una giovane donna sfrecciare tirandosi appresso un trolley. «Devo prendere il treno per Firenze – ci dice Jenny Collot, senza neanche fermarsi – devo riuscirci assolutamente!». “Lo aspetta da tanto?” le chiediamo rincorrendola. «Sono in giro da stamattina alle 8» risponde mentre arriva alla scala mobile. Saliamo con lei e scopriamo che è partita da Alessandria. Avendo saputo per tempo del disastro ferroviario di Lodi, ha deciso di non andare in stazione a Milano («La linea era sospesa») e si è fatta accompagnare in auto fino a Piacenza. «Pensavo che lì qualche treno partisse – spiega – ma niente. Per non farmi portare fino a Firenze, dove vivo, ho pensato di fare una tappa anche a Reggio. E forse stavolta ce la faccio: a minuti dovrebbe arrivare una Freccia diretta a Firenze, ha circa 50 minuti di ritardo ma proprio grazie a questo ritardo riuscirò a prenderla. Almeno non mi devono accompagnare proprio fino a casa. Anche se mi sarei sdebitata con una fiorentina...».

Non hanno un’odissea da raccontare Giuseppina Ferraro e Alessandra Versini, entrambe in attesa del treno diretto a Napoli. «Sono appena arrivata – ci dice la prima noncurante della ventina di minuti di ritardo – Tra poco dovrebbe arrivare, aspettiamo». «Io devo andare a Firenze – spiega la seconda – e spero che i venti minuti di ritardo segnalati non lievitino perché devo andare a lavorare».

Preoccupata dopo quello che è successo a Lodi?

«No – risponde subito – diciamo che la casistica mi rassicura... Ma sono molto dispiaciuta per le vittime».

Neanche Vittoria Ciavolino ha paura che una simile disgrazia possa ripetersi: «Anche perché sul treno ci sale solo mio papà – ride, abbracciandolo –. A parte gli scherzi, di disastri ferroviari ne succedono pochi (e qui fa un gesto scaramantico, ndr) sono più preoccupata quando viaggio in automobile».

Neanche il papà Giuseppe è in apprensione per questo viaggio: «L’ho fatto tante volte, è molto comodo. Dovevo partire prima ma poi mi sono ammalato...».

«Questa volta non si può parlare di disagi – chiosa Franco D’Angelo, in attesa del suo treno sul divanetto dell’ufficio informazioni di Trenitalia –. È successo un disastro, sono morte due persone. Oggi non ci si deve arrabbiare per i ritardi, proprio non si può». —



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