Faremo niente per dantedì 25 marzo. Ma a Reggio Emilia il Purgatorio piace
La sequenza delle occasioni perse: la giornata nazionale dantesca e Parma Capitale. O non si vedono o non piacciono. Intanto l’assessora Rabitti ha avviato i tavoli di lavoro per “La cultura non starà al suo posto” (cosa già vista nel 2018)
Dantedì. Il prossimo 25 marzo sarà dantedì. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta di Dario Franceschini di istituire la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri del quale, nel 2021, ricorreranno i settecento anni della morte. Precisamente il 25 marzo perché, per convenzione e tradizione, in quel giorno sarebbe partito il viaggio del poeta nell’Aldilà. Sono quindi molte le località citate nella Divina Commedia e le istituzioni culturali che già sono mobilitate per partecipare alla prima giornata nazionale.
La Pietra di Bismantova è uno dei posti che Dante visitò e prese a prestito. Posto non di poco conto, perché la Pietra fisica ha ispirato la forma astratta del Purgatorio. Quella montagna è quindi diventata un’Idea formidabile che si intromette tra l’Inferno e il Paradiso. Anche oggi, nel nostro immaginario.
LA PIETRA E MATELDA Si hanno zero notizie su eventuali iniziative reggiane per la giornata dantesca. Che non serve a Dante, ma a noi. Non sappiamo se qualche realtà sta progettando iniziative, oppure se gli operatori culturali e gli amministratori pubblici apprendano del dantedì leggendo queste righe, o non gliene importa nulla. Non vorrei creare turbamenti provinciali perché la Pietra di Bismantova essendo a Castelnovo Monti dovrebbe riguardare solo quel Comune. Come potrebbe succedere per l’arcano personaggio di Matelda, sempre evocato nel Purgatorio, e che si vuole far coincidere con la contessa Matilde: a lei dovrebbe pensare solo Canossa... Qui c’è un labirinto di recinti medievali. E provinciali.
DAMIGELLA Non vorrei sbagliare, ma questa è una conferma dell’ingranaggio delle occasioni perse. Altrimenti delle opportunità colte a metà, mediocremente. Come nel caso di Reggio Emilia City che si compiace d’essere la damigella di Parma capitale italiana della cultura.
L’elezione della vicinissima città farnesiana (15 febbraio 2018) non è stata ravvicinata come l’istituzione della giornata nazionale dantesca (17 gennaio 2020). L’alibi della sorpresa non sussiste. Vi era dunque tutto il tempo per ragionare, proporre, progettare come condividere la festa parmigiana con autonomia, personalità, novità, identità.
LA RICORRENZA Che ha fatto invece Reggio? Ha imballato in una cornice le manifestazioni che già aveva in programma o sono già in corso. In una conferenza stampa del 30 ottobre l’amministrazione ha annunciato i quattro assi su cui si sviluppano le iniziative. È un sistema della ricorrenza che vale in tempo ordinario come in stagioni straordinarie: dalla Rigenerazione Urbana e dalle nuove funzioni culturali (Area Nord, Ducato Estense, nuova ala dei Musei Civici, Centro storico e Area Eventi Campovolo) all’educazione, alle arti e alla tecnologia, sviluppate in sinergia con Fondazione I Teatri e Danza, Palazzo Magnani, Panizzi, Istituto Peri – Merulo e Reggio Children. E poi: creatività e innovazione sociale, promozione turistica e internazionalizzazione. E, infine, enogastronomia e cultura del cibo...
LE GLORIE Per intenderci: tutto quello che c’era e ciò che era stato programmato è stato immesso nella confezione di “Emilia 2020”. È il nome allargato che titola gli eventi che si volgono sulla scia di Parma Capitale.
Il sindaco Vecchi aveva ricordato che si tratta “di un’offerta culturale che si misura con i temi della conoscenza, dell’educazione e della contemporaneità, perché Reggio è la città dei 101 linguaggi che dialogano tra loro e al servizio dello sviluppo economico e turistico”. Così il Comune ha sventolato le sue glorie senza un’intonazione che guardi a Parma, fruendo di Parma.
QUALCHE FANTASIA Provo a mettere in fila alcuni temi che erano possibili, intriganti: Parma-Reggio, i trenta chilometri più buoni del mondo; Tra i Farnese e gli Este la città del Tricolore; La pace fra Parma e Reggio si fa col Parmigiano Reggiano; Per il Correggio passate da Correggio; Matilde, dagli Appennini al Po; Don Camillo pensato a Roccabianca e girato a Brescello; Parma e Reggio, una capitale e una vice-capitale a confronto; Dove Tagliavini cantava Verdi; Fra cappelletto e anolino l’Enza è breve... L’anno di Parma Capitale è un’ulteriore occasione per meditare sulla capacità attrattiva turistica di Reggio, e alla lunga sulla sua offerta culturale. La riflessione capita a proposito: ieri è stato inaugurato al teatro Ariosto il percorso de “'La cultura non starà al suo posto, ovvero la cultura pensata e fatta con la Comunità”.
DIRITTO ALLA BELLEZZA Si tratta dell’iniziativa di Annalisa Rabitti assessora a Cultura, Marketing territoriale e Turismo, Pari opportunità e Città senza barriere. L’operazione: ascolto e confronto con cittadini, istituzioni, associazioni e imprese per costruire insieme la visione culturale di Reggio dei prossimi anni. L’obiettivo: “un’operazione collettiva di costruzione della visione culturale della città basata su un processo di co-creazione”. Qui – personalmente – comincio a temere che la demagogia social-cultural-solidaristica sovrasti la sostanza. Credo che la collettivizzazione fuori tempo della cultura non produca cultura. Tra l’altro questa trafila l’abbiamo già vista nel 2018, quando il Comune e l’Azienda Farmacie Comunali Riunite di cui la Rabitti era presidente organizzarono “B. Diritto alla Bellezza”. Il 5 maggio vennero riuniti i “tavoli” per l’elaborazione di un Manifesto... Nel 2020 il replay. Ne riparleremo fra qualche mese, quando i gruppi tematici avranno svolto il compito di scelta e indirizzo che dovrebbe invece spettare all’assessore competente fin dal suo insediamento (8 luglio 2019). Faremo nulla per dantedì 25 marzo 2020, ma il Purgatorio ci piace.
STEFANO SCANSANI
s.scansani@gazzettadireggio.it
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