Gazzetta di Reggio

Reggio

Dai pilomat fermi al mega progetto della tramvia Mancasale-Rivalta

Andrea Mastrangelo

Un’opera potenzialmente in grado di cambiare la mobilità ma che richiede anni di lavori per arrivare al taglio del nastro

4 MINUTI DI LETTURA







Nemmeno un mese fa l’assessore comunale alla Mobilità, l’architetto Carlotta Bonvicini, annunciava un finanziamento ministeriale per lo studio di fattibilità di una nuova tramvia che dovrebbe collegare Mancasale (quindi la zona industriale e anche la stazione dell’alta velocità) e Rivalta.

Un’opera che, se realizzata, cambierebbe tutto il modo di concepire il trasporto – pubblico e privato – della città e di un bel pezzo della provincia.

La Gazzetta di Reggio dava conto di questo annuncio il 7 gennaio. Nella stessa pagina del giornale figurava la notizia che in un tempo ragionevole i pilomat installati in centro storico sarebbero tornati in funzione, dopo un periodo in cui a tutte le ore giacevano abbassati.

Due notizie che sembrano provenire da due pianeti diversi. Da un lato un’amministrazione comunale che annuncia l’avvio di un processo complesso che richiede la volontà ferrea di portare avanti un piano che rivolterebbe la città; dall’altro la difficoltà nel gestire anche un minimo impianto di regolazione del traffico in una porzione ridotta del centro storico.

La storia della mobilità degli ultimi decenni parla chiaro: il traffico di Reggio Emilia ha gli stessi problemi del 1980. Anche allora ti ritrovavi in coda tutte le mattine in circonvallazione. Opere considerate in grado di incidere in modo importante sulla viabilità cittadina hanno avuto un gramo destino. Via Basso (ed è solo un esempio) avrebbe dovuto assomigliare a qualcosa come un asse viario: oggi è zona 30, fra un dosso e l’altro. Il completamento della tangenziale nord è di là da venire, nonostante l’opera risulti finanziata. A tutte le ore del giorno chi percorre l’asse esterno in direzione di Parma si ritrova imbottigliato in una strettoia che finisce su una rotonda. Eppure la chiamano tangenziale.

Rivalta si trova in una condizione particolare. Ogni mattina è assediata dal traffico che scende dalla zona sud della provincia e paga, in termini di inquinamento e di intasamento, colpe non sue. E ora, mentre di bretelle e tangenzialine non c’è traccia, si parla di un’opera colossale come la tramvia che proprio a Rivalta dovrebbe avere uno dei capolinea.

L’esperienza di altre città, italiane ed europee, mostra come le linee di tram, concepite in modo moderno, siano in grado di modificare in modo radicale la maniera di muoversi dei cittadini. Tenendo però presente che si tratta di sistemi di spostamento che per tutto il tempo della realizzazione hanno un grande impatto sulle zone attraversate; e non è un tempo breve. Si parla di anni. Anche se poi il risultato si è sempre rivelato all’altezza delle aspettative, andando anzi oltre le previsioni per quanto riguarda il numero di passeggeri.

Il mezzo milione di euro portato a casa dal Comune non ha nulla a che fare con i soldi necessari a costruire la tramvia; è invece la somma con la quale della Rivalta-Mancasale verrà realizzato lo studio di fattibilità. Un primo indispensabile atto richiesto dal ministero delle Infrastrutture (che poi dovrà finanziare l’intero progetto) per valutare se l’idea si regge in piedi economicamente e se si inserisce con coerenza in un piano complessivo della mobilità. Volendo essere realistici, questa fase richiederà un annetto.

Superato questo primo gradino, si andrà alla gara per la selezione del progetto ed è probabile che almeno un altro anno ci voglia. Fatto anche questo, si passa alla fase esecutiva, in parole povere alle ruspe e alla posa dei binari, dopo avere scelto le imprese a cui affidare i lavori.

Vedendo anche quanto accade oggi ogni volta che si comincia a parlare di cantieri per opere pubbliche – in termini di comitati e controcomitati – c’è da pensare che un intervento tanto impattante quale la costruzione di una tramvia avrà bisogno di una imponente fase di discussione politica, sia fra le forze politiche sia fra l’amministrazione e i cittadini. Sperando, naturalmente, che da qui ad allora il numero di elezioni sia limitato, in modo da evitare che tutto si congeli ad ogni avvicinamento alle urne.

Cercando di essere realistici, anche immaginando che l’opera proceda a stralci si potrà arrivare a una corsa inaugurale fra poco meno di una decina d’anni. Insomma, non sarebbe comunque l’amministrazione attuale a tagliare il nastro. Il costo sarà notevole. Guardando quanto avvenuto in altre città, anche se con un notevole margine di approssimazione si dovrà ragionare sui 200 milioni di euro, cifra che verrebbe sostenuta per la gran parte dallo Stato. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google