Diodato: «Sono pazzo di felicità per chi lavora con me da anni»
Per Antonio Diodato è stata una vittoria giusta, ottenuta grazie ad anni di lavoro certosino, a una scrittura intelligente e una musicalità superiore. «In questo momento sono confuso – ha detto tenendo in mano il grosso involucro con la statuetta del leone d’oro appoggiato alla palma – ma voglio dire che sono pazzo di felicità per chi lavora con me da anni e non da ieri. Hanno fatto un passo dopo l’altro come me sapendo di avere alle spalle una casa discografica che mi ha supportato in tutto e per tutto».
Vuole dedicare questa vittoria a qualcuno?
«Alla mia famiglia che giocando sul titolo della mia canzone in questi giorni ha fatto per me un tifo davvero infinito. Li ho sentiti poco in verità e me ne rammarico ma mi ha colpito il rispetto che hanno avuto per l’esperienza che stavo vivendo. Mi sento circondato da un calore umano inaspettato e poi una dedica speciale la voglio fare alla mia città, Taranto. Un posto che ha bisogno di rumore e che l’Italia si accorga di quello che sta succedendo lì, tutti i giorni, ma anche a tutti quelli che lottano per una situazione insostenibile».
Questo festival la renderà ancor più popolare ma sappiamo che lei non si dimentica mai degli esordi e della fatica che ha fatto.
«Ho suonato anche con solo otto spettatori e nella vita ho avuto tante batoste che avrebbero tolto la voglia di fare a tanti. Fortunatamente in Italia c’è un movimento musicale che va rispettato e lavora in maniera artigianale, come faccio da sempre. Sto vivendo un sogno, ma dico che nel nostro Paese c'è musica importante e ringrazio chi lavora per farla emergere».
Secondo lei cosa è piaciuto di “Fai rumore”?
«Se sapessi la formula per costruire un pezzo che arriva al ragazzino come alla persona adulta e allo stesso tempo riesce a darmi soddisfazione quando lo suono, farei sempre canzoni così. Mi ha colpito che la gente incontrata per le strade di Sanremo mi diceva: “Hai scritto la mia canzone”; una cosa che succede solo quando fai qualcosa che sa di te, puzza di te, quando vai in profondità. Quando cerchi di dire la verità, mettendoti a nudo, provando anche un po’ di vergogna, in quel momento lì ti connetti a qualcun altro. Con l’altro».
Una dichiarazione che sa di autoanalisi.
«Sì diciamo così, forse il mio nuovo disco che uscirà venerdì prossimo è figlio di un processo di autoanalisi. Ho capito che dovevo spogliarmi completamente e raccontare ciò che mi faceva sentire bene. Se sto bene io raccontandomi forse sta bene anche chi mi ascolta. Nelle ultime canzoni sono riuscito a superare quel limite emotivo. Se oggi la gente si è avvicinata è anche perché l’ho permesso. Questa vittoria la dedico al bambino che ero io, stavo ore nella mia cameretta e avevo paura di esporsi».
Andrà all’Eurovision Song Contest il prossimo 16 maggio, a Rotterdam?
«La musica italiana vive un momento d’oro e noi dobbiamo fare squadra per difenderla ed esportarla al meglio. Devo andare all’Eurovision e so che, come diceva qualcuno proprio da queste parti: comunque vada sarà un successo». —
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