Gazzetta di Reggio

Reggio

l’evento a reggio emilia 

Dalle Reggiane alla Ferrari la stessa voglia di “volare”

Massimo Storchi
Dalle Reggiane alla Ferrari la stessa voglia di “volare”

Almeno tre gli ingegneri che dopo la fine del conflitto partirono per Maranello 

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La presentazione della nuova Ferrari Formula 1 a Reggio è certamente un evento che attira sulla città un’attenzione a livello globale ma è anche qualcosa che va oltre la singola occasione pur prestigiosa. La Ferrari a Reggio è qualcosa che si lega al passato della nostra comunità e, in particolare, della sua fabbrica più importante dello scorso secolo: le “Reggiane”. Ancora le “Reggiane” con la loro vicenda di novanta anni di attività, progetti, costruzioni e sogni.

Il sogno più grande è stato quello di “volare”(come ci ha ricordato lo spettacolo teatrale di MaMiMò che tanto successo ha avuto nelle scorse settimane). A partire dal 1937 il settore avio diventa strategico per l’azienda e il salto tecnologico richiede l’impiego di tecnici all’altezza delle nuove avanzate metodologie per la realizzazione dei velivoli e per la costruzione di motori. Alle Reggiane arrivano ingegneri e periti aeronautici che, dopo la fine del conflitto e la crisi che porta alla liquidazione dell’azienda, troveranno proprio nel mondo automobilistico e nella Ferrari in particolare il proprio spazio e la propria affermazione, dando un contributo decisivo alle affermazioni sportive a livello mondiale del Cavallino.

Ne possiamo ricordare tre, due dei quali reggiani: Aurelio Lampredi, livornese (la città toscana gli ha intitolato una strada), diplomato presso l’Istituto tecnico a Friburgo passa poi alla Piaggio di Pontedera, allievo dell’ ing. D’Ascanio. Alle Reggiane è alla dipendenze degli ing. Del Cupolo e Ruini, a fianco di Camillo Battisti, figlio di Cesare.

È proprio Ruini che, nel 1946, segnala Lampredi a Enzo Ferrari, quale promettente ingegnere motorista. Alla Ferrari rimane due anni per passare poi (in seguito a contrasti con gli ingegneri Busso e Colombo) all’Isotta Fraschini. Tornato alla Ferrari progetta il motore 4500 cc. 12 cilindri che consente la prima vittoria in F.1 con Froilan Gonzales (1951), dedicandosi poi al progetto della Tipo 500 F2 che conquista due titoli mondiali, con Alberto Ascari (1952-53). Sue le vetture che vincono la 24 Ore di Le Mans per la prima volta (1949) e la Mille Miglia. Lasciata la Ferrari dopo la sfortunata avventura del motore bicilindrico, dal 1956 è alla Fiat, realizzando prima il motore 6 cilindri della 1800 e della 2100 e i 4 cilindri del 1300 e 1500 poi, nel 1966 per la Fiat 124 il celebre motore “bialbero” e il monoalbero per la 128. Per la 127 realizza il motore 1050, progettando anche un motore diesel per la Ritmo. Come Amministratore unico della Abarth la porta al mondiale Rally con la Fiat 131 in versione Rally, dotata dell’evoluzione proprio del motore “bialbero” da lui progettato.

Franco Rocchi, geometra disegnatore, inizia giovanissimo a lavorare alle Reggiane (1939) per collaborare poi con Lampredi con cui passa alla Ferrari nel 1949. Dopo l’uscita di Lampredi lavora con gli ingegneri Jano e Chiti e segue la crescita del giovane Mauro Forghieri con cui collabora alla realizzazione delle 312T vincitrici il mondiale con Lauda (1975 e 1977).

Progetta il primo motore turbo-compresso per la Ferrari 126CK e i motori che assicurano alla Lancia tre titoli mondiali negli sport-prototipi. Per motivi di salute si ritira nel 1979, dedicandosi alla pittura, ma ancora nel 1988 progetta un inedito motore 12 cilindri a W.

Walter Salvarani, entrato alle Reggiane a 16 anni (1939) lavora nel 1943-44 come disegnatore all’Ufficio tecnico motori anche nella progettazione dell’autovettura Reggiane. Passato anche lui alla Ferrari con Lampredi, nel 1961, dopo la rottura del gruppo tecnico e amministrativo con Ferrari, rimane con Mauro Forghieri (responsabile Ufficio corse), Paolo Dallara e Franco Rocchi a gestire la progettazione sportiva. Nel 1970 è nel team che realizza la 312B e disegna il cambio trasversale della Ferrari 312T che vince i mondiali 1975 e 1977 con Niki Lauda.

Non possiamo poi dimenticare Franco Reggiani, progettista, scultore e artista, autore di “Evoluzione”, il monumento che ci accoglie all’uscita dell’autostrada e che assembla, in forma evocativa, sette particolari di modelli storici della Ferrari.

Nella sua multiforme attività, iniziata ancora una volta come disegnatore alle “Reggiane”, disegna la carrozzeria per la Ferrari 212 “Uovo” su ordinazione del pilota gentleman Giannino Marzotto. L’auto, in testa alla Mille Miglia del 1951 prima di ritirarsi per un guasto e realizzata in esemplare unico, è stata aggiudicata nel 2017 ad un’asta presso Sotheby per 5 milioni di euro.

Esiste poi un ultimo legame fra Reggio e il Cavallino rampante. È una voce, una leggenda, finora non supportata da documenti. Racconta di un imprenditore modenese interessato a collocare dentro le “Reggiane”, semiabbandonate dopo la guerra e dotate di una pista di aeronautica perfetta per i collaudi automobilistici, le sue attività produttive e sportive.

Poi la storia ebbe un altro percorso. Quell’imprenditore era Enzo Ferrari. —



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