Il ponte sul Crostolo c’è, ma resta chiuso
È comparso all’inizio dell’estate ma non si può usare. Collegherebbe la passeggiata a Casa Manfredi e Villa Sesso
REGGIO EMILIA. Potrebbe essere ribattezzato “Ponte dei sospiri”. Non perché venga percorso dai condannati che sospirano per la libertà perduta, come accadeva su quello di Venezia, ma perché chi vi passa accanto ogni volta si cruccia: «Se è finito, perché non lo si può utilizzare?».
Parliamo del ponte pedonale che collega le due rive del Crostolo all’altezza del villaggio industriale, poco oltre l’ex inceneritore di Cavazzoli. È comparso all’inizio della scorsa estate e – per fortuna – è ancora lì. Ma nonostante i lavori siano finiti da un pezzo, è chiuso all’accesso. Una recinzione mobile da cantiere, infatti, è stata posta all’imbocco del ponte, dalla parte della pista ciclopedonale che da Cavazzoli procede verso l’autostrada, in attesa di... non si sa.
La novità delle ultime settimane è un totem blu cobalto che racconta l’origine del manufatto: “Al termine della strada comunale del cimitero di Cavazzoli – si legge – era presente una passerella che collegava le due sponde del torrente Crostolo. L’infrastruttura era posizionata al di sotto della sommità dell’argine e portava all’imbocco di un viottolo (oggi via Pietro Colletta) che conduceva alla vecchia cremeria di Villa Sesso e alla strada statale 63. Il piccolo ponte, di larghezza assai limitata e dalla portata non generosa, poteva essere percorso soltanto da pedoni e ciclisti”.
Dapprima costruita in legno e poi, dagli anni Cinquanta, rifatta in ferro e muratura, la passerella è stata l’unico collegamento diretto tra Cavazzoli e Sesso, senza dover passare da Roncocesi o dalla città, fino al 1970, anno in cui fu costruito il ponte sul Crostolo di via Rinaldi. È stata utilizzata fino al 1973, quando la piena del Crostolo la travolse distruggendola completamente.
Oggi la passerella potrebbe permettere ai tanti camminatori che affollano la “Passeggiata del Crostolo” di arrivare a piedi fino a Sesso e a Casa Manfredi, il casolare in via Nove Martiri 13 che durante la Resistenza fu sede clandestina dei partigiani e base per i rifornimenti per la montagna, e che ora, dopo essere stato restaurato, ospita materiale informativo sulla Seconda guerra mondiale.
Qualcuno, in realtà, il ponte lo sta già sfruttando: il pannello di ferro che dovrebbe impedire l’accesso, infatti, è stato spostato, liberando un piccolo passaggio. La speranza è che la passerella, finita e mai ufficialmente aperta, sia stata collaudata... —
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